Vincenzo Consolo

28. ago, 2011

Vincenzo Consolo é uno dei piú importanti letterati e scrittori sicilianiVincenzo Consolo è uno scrittore siciliano contemporaneo dotato di uno stile linguistico molto particolare, si rifiuta infatti di comporre romanzi convenzionali utilizzando un tipo di narrazione più vicino alla poesia.

Vita e Opere

Nasce nella provincia di Messina nel 1933, ma si allontana per molto tempo dalla Sicilia prima per motivi di studio e poi di lavoro. Dal 1968 vive stabilmente a Milano, dove lavora come scrittore e giornalista, tuttavia torna spesso in Sicilia dove soggiorna per lunghi periodi, questa terra rimane infatti la sua principale fonte di ispirazione. Le sue opere hanno avuto tutte molto successo e sono state tradotte in quasi tutta Europa. Fra gli altri, ha vinto il Premio Strega nel 1992.

Le tematiche

La Sicilia, identificandosi con le memorie della sua vita e con gli echi del passato, viene sempre descritta con un tono nostalgico fortemente indicativo del dissidio interiore che prova l’autore nei confronti della sua terra d’origine, che desidera e rifugge al tempo stesso. L’attrazione per la Sicilia si manifesta nella sua smania di visitarla continuamente in lungo e in largo, senza tuttavia riuscire a trovare un posto dove fermarsi definitivamente. Di qui il bisogno di andare via di nuovo, per continuare a viverla nella forma malinconica del ricordo. La narrazione “poetica” di Consolo si sviluppa così su un doppio piano temporale: il passato rievocato dalla mente e il presente, con la forte minaccia dello scorrere del tempo che permea le opere di un cupo malessere esistenziale. Proprio per tentare di sfuggire allo scorrere del tempo, l’autore crea un linguaggio originale, simile all’italiano e al dialetto siciliano, ma che tuttavia non appartiene distintamente a nessuno dei due.

Il linguaggio

La sua lingua sfugge ai processi storici pur rievocandone costantemente le forme. Questa forma particolare di linguaggio, che coinvolge soprattutto il lessico di Consolo, nasce dalla volontà di espandere i limiti della lingua italiana dei nostri giorni, ritenuta povera e inadatta ad esprimere un gran numero di concetti. Per arricchirla lo scrittore si appropria di toni aulici e arcaismi provenienti dai registri linguistici di teatro e poesia, ma anche di forme basse tragi-comiche e triviali.

Immagine: Ina Schönrock – Fotolia

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