Abitare l’utopia e le residenze creative, intervista ad Andreina De Tomassi (Casa degli artisti)

Fossombrone, raggiungiamo Andreina De Tomassi, giornalista, scrittrice, ma oramai per tutti, “Ragazza del 68”, nel suo buen retiro marchigiano, nella Gola del Furlo.

 

Raffaele Barberio. Sta per essere presentato un sito sulle Residenze Creative, ci può spiegare che cosa sono?

 

Andreina De Tomassi. Prima di tutto vorrei dire che il nostro non è un buen ritiro, magari lo fosse! E’ un porto di mare, questa Casa degli Artisti, nata come Residenza Creativa, si sta trasformando in un’agenzia culturale globale. Dunque, partiamo dalla notizia. L’8 dicembre alle 13,30 saremo tutti a Roma, sulla nuvola di Fuksas per presentare il sito: atlante-residenze-creative.org. Nasce da un’idea della scrittrice Tiziana Colusso che ha viaggiato per anni tra una nazione e l’altra abitando e scrivendo nelle Case per gli Scrittori, su questa travolgente esperienza ha scritto un libro e ora lancia questa piattaforma.

 

Raffaele Barberio. Ma non ci ha spiegato che cosa sono le Residenze per creativi.

 

Andreina De Tomassi. E’ una storia antica e modernissima. Da un lato ricorda le corti dei mecenati rinascimentali che facevano a gara per ospitare il pittore, il musicista, il mago, il poeta, dall’altra, ci rimanda alla semplice voglia di stare insieme, per non morire di solitudine. Ecco allora il co-housing, i condomini solidali, e se alla voglia di compagnia, si aggiunge un’ideologia, ecco le Comuni, gli Eco-Villaggi..

 

Raffaele Barberio. Ma forse c’entra qualcosa anche questa infinita crisi finanziaria, forse si sta cercando una soluzione alternativa, e, come oramai da molte parti, nel mondo del capitalismo maturo, molto maturo, si sta affermando la Sharing Economy, questa necessità di condividere anziché solo accumulare.

 

Andreina De Tomassi. Esattamente. C’è chi alla crisi o alla transizione, risponde con la condivisione dalla bici alla casa. Non si acquista, si noleggia a turno. Del resto l’animale sociale Uomo ha sempre messo in comune, barattato, condiviso. Fino all’ultima oramai quasi dimenticata Civiltà Contadina da cui traiamo origine. In quell’epoca…tramontata negli anni Sessanta, in campagna si barattavano i lavori agricoli, o il carretto, le uova per un coniglio, ecc.. c’era un forno per tutto il borgo, il lavatoio pubblico. Poi ci siamo chiusi, imbozzolati dentro le quattro mura pensando solo al lavoro, ai soldi, all’accumulo o al dissolvimento…

 

Raffaele Barberio. Invece nelle Residenze collettive non si pensa ai soldi?

 

Andreina De Tomassi. Guardi, le faccio l’esempio della vicina Ungheria, nel dopoguerra nasceva la prima Casa per gli Scrittori, a Budapest, sovvenzionata dallo Stato. Ci sono passate le migliori penne europee, e chi andava, scriveva anche qualcosa per la città: una poesia, una novella, un articolo. E’ la moltiplicazione che può compiere solo l’Arte. In questo modo, 1 euro vale quattro volte se investito in cultura (sto citando il ministro Franceschini), questo è uno degli interventi per il “collettivo”, come si diceva una volta. Ora invece l’Ungheria alza i muri, cede alle spinte nazionalistiche, si è chiusa nel recinto della paura. E noi diciamo contro la paura stiamo insieme.

 

Raffaele Barberio. In conclusione, ci vuole dire di altre esperienze?

 

Andreina De Tomassi. In Francia, come ha raccontato Paola Capitani, stanno nascendo le Babayaga Houses, le case delle “streghe”, vecchiette vispe che non mollano la presa sulla realtà, mettono in comune una parte della loro pensioni e vivono insieme, in più aiutate dal Comune che risparmia sull’ospedale o sullo psicologo. E devo dire, che con il mio compagno, e altri amici, ci stiamo facendo un pensierino…: perché anche i Sessantottini avranno 68 anni.. ahhahhh…

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