Apple avrebbe ridotto la precisione del FaceID per velocizzare la produzione di iPhone X

Giuseppe Tripodi


Lo ha riportato Bloomberg, che ha cercato di analizzare quel che sta succedendo con la produzione del nuovo top di gamma.

Da diverse settimane si parla di possibili ritardi per iPhone X e tutti i principali analisti sono convinti che Apple abbia a disposizione molte meno unità di quelle che verranno richieste dal mercato. Secondo KGI Securities, ad esempio, solo 3 milioni di iPhone X verranno spediti entro il 3 novembre, giorno in cui il nuovo smartphone della mela dovrebbe essere in vendita nei negozi (le prevendite, invece, inizieranno questo venerdì, 27 ottobre); inoltre, la suddetta società di analisi stima che entro il 2017 verranno venduti solo 25-30 milioni di iPhone X (a causa di scarsità nelle scorte), mentre un recente report di Nikkei abbassa la stima a soli 20 milioni. Per dare un termine di comparazione, lo scorso anno Apple ha venduto 78 milioni di iPhone (tra 7 e 7 Plus) nell’ultimo trimestre dell’anno.

Questa mattina Bloomberg ha pubblicato un lungo report in cui cerca di spiegare quel che sta succedendo con la produzione di iPhone X: secondo il noto portale, che cita anonime fonti vicine alla faccenda, Apple avrebbe deciso di ridurre gli standard di precisione richiesti per il FaceID per velocizzare la produzione dello smartphone, i cui ritardi sarebbero causati principalmente proprio dal sistema di fotocamere frontali.

Pare ormai appurato, infatti, che i problemi nella produzione siano legati soprattutto alla fotocamera TrueDepth, anche se chiamarla semplicemente fotocamera è riduttivo: quel che si trova nella parte frontale di iPhone X, infatti, è un complesso sistema di sensori paragonabile a quello che Microsoft aveva utilizzato per il suo Kinect. La differenza, ovviamente, sta nelle dimensioni: il Kinect aveva lo spessore di un grosso libro, mentre su iPhone X il tutto è compresso in pochi millimetri di alta ingegneria.

Il Kinect di Microsoft è il prodotto sul mercato più simile alla fotocamera di iPhone X

All’interno della TrueDepth camera dello smartphone di Apple, infatti, troviamo non solo una normale fotocamera da 7 megapixel (accompagnata da sensore di prossimità, sensore di luminosità, microfono e altoparlante), ma anche tre componenti che non erano mai stati montati prima su un iPhone: una fotocamera a infrarossi, un illuminatore flood e un proiettore di punti.

Questi tre elementi permettono ad iPhone X di creare la mappatura 3D del volto di cui si è discusso molto dopo la presentazione e, sostanzialmente, permettono al Face ID di funzionare: l’illuminatore flood emette un fascio di infrarossi, grazie ai quali la fotocamera a infrarossi percepisce se è presente un volto nell’inquadratura e, solo in tal caso, il proiettore di punti utilizza 30.000 punti per stabilire se la faccia è autorizzata a sbloccare il dispositivo.

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Secondo diversi informatori, proprio il proiettore di punti è la causa principale dei ritardi: questa ipotesi era già stata suggerita a settembre dal Wall Street Journal e viene corroborata oggi da Bloomberg. Questo delicato sensore, infatti, utilizza un laser a cavità verticale a emissione superficiale (VCSEL), il cui laser è composto da un semiconduttore chiamato arseniuro di gallio; il tutto va piazzato dietro una lente di vetro e l’intero sensore è estremamente fragile e difficile da assemblare. Secondo quanto riportato da Bloomberg, bastano pochi micrometri (o micron, che dir si voglia) di differenza per sfasare il comportamento del sensore: per rendere l’idea parliamo di una misura molto più bassa dello spessore di un capello.

Rappresentazione della fotocamera TrueDepth con annotazioni di Bloomberg

Stando a quanto riferito da Bloomberg, Apple ha lavorato per cinque anni su questa tecnologia, ma avrebbe completamente sottostimato i tempi necessari per la produzione e l’assemblaggio: secondo il report, infatti, la fragilità dei componenti avrebbe creato grandi problemi a LG Innotek e Sharp, incaricati della produzione, al punto che solo il 20% dei proiettori di punti realizzati finora dalle due aziende sarebbero utilizzabili. A questo si aggiunge che uno dei fornitori di laser a cui si era rivolta Apple, la Finisar Corp., non sarebbe riuscita a rispettare le tempistiche della società di Cupertino.

Per cercare di accorciare i tempi, insomma, pare che Apple abbia ridotto alcune specifiche di precisione del FaceID, al fine di velocizzare la produzione dei componenti. Non è chiaro di che differenza si parli, ma è molto probabile che il nuovo sistema di autenticazione biometrica sarà comunque molto più sicuro del vecchio Touch ID: durante la presentazione, Apple aveva parlato di un tasso di insuccesso di un caso su un milione, contro uno su 50.000 del lettore di impronte. Con le nuove specifiche è plausibile che questo valore si abbassi, ma verosimilmente non ci saranno cambiamenti sensibili per l’utente finale.

Probabilmente, ci saranno scarse scorte di sensori fino all’inizio del 2018, quando la produzione si assesterà, ma nel frattempo Apple dovrà affrontare le elevate richieste delle vacanze di Natale: non ci rimane che attendere i prossimi mesi per scoprire quanti potenziali acquirenti rimarranno senza iPhone X.

Fonte: Bloomberg

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