Arrestati per corruzione due ex ministri venezuelani, Annullata la visita di Trump in Gran Bretagna, Crisi Catalogna

Venezuela, arrestati gli ex ministri del Petrolio Del Pino e Martinez

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – La procura generale del Venezuela ha arrestato nelle prime ore della mattina due importanti nomi del settore energetico accusati di corruzione. Si tratta dell’ex ministro del Petrolio Eulogio Del Pino e dell’ex presidente della compagnia petrolifera statale Pdvsa, Nelson Martinez. Lo scrive la stampa venezuelana citando le informazioni del procuratore generale Tarek William Saab diffuse sui principali social network. Secondo l’accusa, Del Pino sarebbe coinvolto nel caso di “alterazione volontaria delle cifre di produzione di greggio dal 2014 al 2017”. Il caso, scrive “El Nacional”, e’ quello della compagnia Petrozamora, nella quale si sarebbero “persi” 15.700 barili quotidiani. Un reato che l’ex ministro avrebbe compiuto quando era alla guida della Direzione esecutiva di esplorazione e produzione di Oriente della Pdvsa”. A del Pino si addebitano reati di peculato, concussione e attentato alla sicurezza della nazione. Martinez e’ arrestato per presunti fatti illeciti legati alla firma di un contratto di rifinanziamento del debito dell’impresa Citgo, la filiale della Pdvsa che opera prevalentemente negli Stati Uniti. La nuova ondata di arresti era stata anticipata dallo stesso William Saab nel corso di una trasmissione dell’emittente “Venezolana de Television”. Riportando “rapporti” che documentano “contratti fraudolenti” per le attivita’ nella fascia dell’Orinoco, ricca regione petrolifera, Saab aveva parlato di “50 dirigenti coinvolti, dodici dei quali di alto livello”. Il procuratore generale ha anche riferito di imminenti azioni nei confronti di altre agenzia statali, confermando che i casi di corruzione registrate all’interno di Pdvsa sarebbero comunque quelli piu’ gravi.

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Usa, analisi indipendente del Congresso afferma che il provvedimento del Senato non e’ sostenibile

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – Il pacchetto fiscale dei senatori repubblicani statunitensi attualmente all’esame dell’Aula fa crescere l’economia, ma diversamente da quanto promesso, non sara’ sostenibile attraverso l’accelerazione della crescita economica che dovrebbe indurre. Lo rivela il quotidiano “Wall Street Journal” in seguito alla pubblicazione oggi dell’analisi ufficiale del Congresso. Il provvedimento che prevede un taglio netto delle tasse per 1,4 trilioni di dollari riuscirebbe a recuperare con la maggiore crescita economica solo 458 miliardi e aumenterebbe il costo degli interessi federali di 51 miliardi in dieci anni. Cio’ si traduce in un costo netto del provvedimento di 1 trilione di dollari in dieci anni. La stima e’ stata presentata dalla commissione congiunta sul Fisco, indipendente dai partiti del Congresso e incaricata di analizzare le politiche fiscali. Il provvedimento passato alla Camera dei rappresentanti non e’ stato sottoposto ad analisi e l’attuale relazione arriva a poche ore dalla speranza repubblicana di chiudere positivamente il pacchetto. Il Partito democratico ha subito commentato “l’arbitro indipendente ha essenzialmente contraddetto l’unicorno, la fatina dalla crescita magica”, ma i repubblicani ribattono che la stima e’ incompleta perche’ il provvedimento e’ ancora in evoluzione. Il Gop dovra’, ancor di piu’ in queste ore, tirare fuori il coniglio dal cilindro per portare dalla sua parte quei senatori repubblicani che recalcitravano proprio sull’aumento spaventoso del debito e quindi Bob Corker, Jeff Flake e James Lankford.

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Stati Uniti-Niger, autorizzato il volo di droni armati sul paese africano

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – Il Pentagono ha riferito oggi che il governo del Niger ha autorizzato il dipartimento per la Difesa statunitense al volo di droni armati fuori dallo spazio aereo di Niamey, la capitale del paese. Si amplia cosi’, secondo il quotidiano “New York Times”, l’influenza militare Usa in Africa. Il recente Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Niger prevede l’utilizzo di droni armati del Comando militare Africa stanziati presso la base aerea di Niamey, dove attualmente vengono utilizzati non armati. I droni verranno successivamente trasferiti nella base aerea di Agadez dove saranno presenti anche truppe statunitensi. Il Pentagono ha precisato che il nuovo accordo prevedera’ un maggior numero di militari Usa in Niger rispetto agli attuali 800. Per il dipartimento della Difesa l’operazione risponde alla nuova strategia tra i due paesi per contrastare il violento estremismo nella regione. Dopo due anni di tentativi di ricevere l’autorizzazione gli sforzi del Pentagono sono stati premiati, complice anche l’imboscata in Niger del 4 ottobre scorso dove sono stati uccisi quattro militari statunitensi e quattro nigeriani. Il governo nigeriano ha resistito a consentire il volo di droni armati sul proprio paese, considerandolo una misura estrema. La nuova disposizione permettera’ di aumentare la capacita’ militare di perseguire gli estremisti in Africa occidentale: dal Niger al Chad, dalla Nigeria al sud della Libia.

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Catalogna, la Corte Suprema spagnola decidera’ se rilasciare gli ex consiglieri

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – Sara’ Pablo Llarena, giudice istruttore del caso, a decidere oggi se Oriol Junqueras e gli altri sette ex consiglieri catalani arrestati insieme a Jordi Sanchez e Jordi Cuixart potranno essere rilasciati per partecipare alla campagna elettorale in vista delle elezioni previste per il 21 dicembre. La Corte Suprema spagnola potrebbe decretare il rilascio di Junqueras, vice presidente della Generalitat e degli altri ex consiglieri dopo quasi un mese di detenzione, nel caso dimostrino di aver abbandonato l’ambizione di una indipendenza catalana unilaterale dalla Spagna. Se la sfida indipendentista rivolta dalla Catalogna allo Stato spagnolo dovesse ritenersi in qualche modo disinnescata, il giudice Llarena potrebbe ordinare il rilascio su cauzione. Ovviamente, scrive la stampa spagnola, nel caso di rilascio verra’ effettuato un costante monitoraggio dei comportamenti degli ex consiglieri per evitare il riproporsi di “attitudini sovversive”. La Procura invece non ritiene sufficiente la semplice osservanza dell’articolo 155 per revocare la reclusione incondizionata imposta ai 10 detenuti.

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Gran Bretagna-Usa, annullata la visita di Trump per le polemiche sui tweet anti-Islam

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – Non accenna a placarsi la polemica scoppiata tra Washington e Londra dopo i tweet anti-Islam del partito britannico di estrema destra Britain First rilanciati dal presidente Usa Donald Trump; e anzi secondo quanto rivela oggi venerdi’ 1° dicembre il quotidiano inglese “The Telegraph” la diatriba rischia di danneggiare ulteriormente la storica “relazione speciale” tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti: la Casa Bianca infatti ha annullato la visita di Trump nel Regno Unito prevista per il prossimo mese di gennaio. Il viaggio di Trump, ricorda il “Telegraph”, era legato all’inaugurazione ufficiale della nuova ambasciata Usa a Londra ed era stato definito “una visita di lavoro” nella speranza di evitare le massicce manifestazioni di protesta che con ogni probabilita’ avrebbero accolto una formale visita di Stato: il presidente Usa, infatti, non avrebbe dovuto avere alcun incontro con la regina d’Inghilterra Elisabetta II. Quel viaggio ora e’ stato rinviato a data da destinarsi, secondo le anticipazioni di fonti diplomatiche statunitensi anticipate dal “Telegraph”. Del resto a Londra si erano gia’ levate molte voci contro la prossima visita di Trump a causa dello scambio polemico con la premier Theresa May, che ancora ieri aveva ripetuto al presidente Usa di considerare come “un errore” i suoi ri-tweet dei video anti-islamici, perche’ espressione della propaganda dall’estrema destra britannica esclusivamente finalizzata a “suscitare sentimenti di odio e divisione” nella popolazione della Gran Bretagna. La questione quindi ora non sembra porsi piu’: “La visita ci sara’”, hanno detto al “Telegraph” le citate fonti diplomatiche Usa, “ma non sara’ ne’ a gennaio ne’ a febbraio”. Resta pero’, commenta il giornale inglese, la necessita’ di ricucire una frattura trans-atlantica che e’ dannosa per tutto l’Occidente.

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Brexit, gli Unionisti dell’Irlanda del Nord minacciano di far cadere il governo di Londra

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – Sembrava tutto fatto per la premier britannica Theresa May in vista del cruciale vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea che il 15-16 dicembre prossimi a Bruxelles dovrebbe far avanzare i negoziati sulla Brexit verso una seconda fase: e invece ora sul suo cammino ci si mettono quelli del Partito unionista democratico (Dup, principale espressione della maggioranza protestante dell’Irlanda del Nord o Ulster; ndr). Il quotidiano inglese “The Times” rivela che gli Unionisti ieri, giovedi’ 30 novembre, in un meeting riservato al No. 10 di Downing Street hanno apertamente minacciato di far cadere il governo di Londra, alla cui debole maggioranza parlamentare i loro voti sono essenziali, se non fara’ marcia indietro sull’accordo che si prepara con la Repubblica d’Irlanda per lo status della frontiera inter-irlandese dopo il divorzio della Gran Bretagna dall’Unione Europea. A loro non piace affatto l’idea che per la regione autonoma dell’Irlanda del Nord si prepari un futuro “diverso” dal resto del Regno Unito; l’accordo che si prefigura, a loro parere, dopo la Brexit trasformerebbe l’Ulster in una sorta di condominio in cui ad avere voce in capitolo sarebbero sia il gabinetto di Londra che Bruxelles, attraverso il governo di Dublino. Come se la minaccia non bastasse, il “Times” rivela che la leader del Dup, Arlene Foster, ha “bypassato” la premier britannica May e ha scritto una lettera direttamente ai leader europei: nella missiva la leader unionista chiede ai vertici Ue di ignorare l’allarme lanciato dalla Repubblica d’Irlanda, secondo cui con la Brexit sarebbe addirittura in pericolo lo stesso processo di pace in Irlanda del Nord tra i protestanti filo-britannici e i cattolici repubblicani. La premier Theresa May, ricorda il “Times”, deve trovare una “quadra” alla questione della frontiera inter-irlandese prima dell’incontro che avra’ lunedi’ prossimo a Bruxelles con il presidente della Commissione europea Claude Juncker, necessario viatico al successo del vertice Ue di meta’ dicembre. Le dure prese di posizione degli Unionisti pero’ non aiutano affatto: “Loro sono a favore della Brexit” ha commentato al “Times”il deputato conservatore Nicky Morgan; “ma come diavolo pensano che si possa realizzare se non affrontiamo la questione dell’unica frontiera terrestre tra il Regno Unito e l’Unione Europea?”.

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Francia, la difficile rifondazione del Front National

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – “Les Echos” parla della “rifondazione” del Front National, un’operazione che si sta rivelando “piu’ difficile del previsto”. Dopo che le banche Socie’te’ ge’ne’rale e Hsbc gli hanno chiuso i conti, il partito di Marine Le Pen ha visto la partenza di uno dei suoi membri, il deputato Jose’ Evrard, verso la formazione di Florian Philippot, ex braccio destro della Le Pen. “Il Front National e’ il partito patriottico piu’ potente d’Europa” afferma l’eurodeputato Bernard Monot, mentre Jean Messiha, responsabile del programma delle ultime presidenziali, sostiene che la leadership di Marine Le Pen non e’ rimessa in discussione”. Secondo la stessa leader il partito si trova in una fase di “transizione”. “Il nostro elettorato, quello della Francia periferica, aveva un’enorme aspettativa per le elezioni presidenziali. I risultati lo hanno deluso e si trova in depressione post elettorale” afferma un dirigente dell’estrema destra francese. Nei sondaggi, pero’, Marine Le Pen comincia una timida ripresa. Secondo l’ultimo sondaggio Elabe la presidente del Front National ha guadagnato un punto nell’elettorato francese e 10 punti tra i simpatizzanti della destra. I militanti hanno ricevuto un questionario da riempire prima del prossimo congresso, previsto nel marzo 2018 a Lille.

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Francia-Ue, Parigi tratta con Bruxelles per abbassare il deficit

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – Parigi sta negoziando con la Commissione europea alcune modalita’ per riuscire a riportare il deficit sotto la soglia del 3 per cento previsto da patto di stabilita’. “Le Figaro” spiega che L’obiettivo e’ quello di arrivare al 2,9 per cento per il 2017: un risultato che “permetterebbe alla Francia di uscire dall’infamante procedura del deficit eccessivo” e difendere “a tamburo battente” le riforme del presidente Macron. Tutto adesso dipende da due dossier attualmente tra le mani di Eurostat: quello sul salvataggio finanziario di Areva e il rimborso sulla tassa dei dividendi. Il quotidiano spiega che se l’istituto dovesse bocciare le misure francesi il deficit francese salira’ di 0,3 punti superando ancora una volta la barra de 3 per cento. “Le Figaro” scrive che l’Eliseo sta facendo di tutto per “difendere la posizione francese” passando per il commissario europeo Pierre Moscovici e il vicepresidente della commissione Valdis Dombrovskis. IL ministro dell’economia Le Maire cerca, “senza grande successo”, di assicurarsi le grazie di Moscovici. Per il momento solo i servizi dell’Istituto nazionale delle statistiche (Insee) sono in continuo contatto con le autorita’ europee.

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Vertice Unione africana-Ue, un piano d’azione per i migranti

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – La questione della schiavitu’ e’ stata al centro del vertice euro-africano in Costa d’Avorio, ad Abidjan. Circa dieci giorni fa l’emittente televisiva Usa Cnn ha scioccato il mondo con un video in cui si vedevano giovani uomini africani venduti come schiavi in Libia. Finora i paesi africani si sono disinteressati ai loro cittadini confinati nei campi libici. Il cancelliere tedesco Angela Merkel si era gia’ recato in Egitto e in Tunisia la scorsa primavera per provare a influenzare la situazione, e il ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, aveva intrapreso una decisa azione diplomatica, culminata nel drastico calo delle partenze dalle coste libiche dello scorso agosto. Nei campi libici sarebbero detenuti dai 200 agli 800 mila migranti. Il cancelliere tedesco e il presidente francese Emmanuel Macron hanno convocato un incontro tra i rappresentanti di organizzazioni internazionali e degli Stati africani per discutere un piano d’azione. Assieme a loro una dozzina di leader, inclusi quelli di Spagna, Italia, Ciad, Niger e Congo. Inoltre erano presenti rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Unione africana, oltre all’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue, Federica Mogherini. C’era anche il nuovo capo consigliere della politica estera di Merkel, Jan Hecker, responsabile per il coordinamento della politica dei rifugiati presso la Cancelleria negli ultimi due anni. L’obiettivo e’ di gestire il fenomeno migratorio in due modi: i veri rifugiati, prudenzialmente quantificati in circa il 20 per cento dei migranti complessivi, dovrebbero essere inizialmente inviati in Ciad e Niger dopo un esame da parte dell’Agenzia Onu per i rifugiati, e da li’ trasferiti nei paesi recipienti, europei e non. Il restante 80 per cento, composto da migranti economici, deve essere invece essere respinto nei paesi d’origine sotto la responsabilita’ dell’Unione africana e con l’aiuto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), nonche’ con l’assistenza finanziaria dell’Europa. Il primo ministro libico Fajez al Serraj, che controlla solo la parte occidentale del paese, dovrebbe invece aprire i centri di detenzione dei migranti del suo paese alle organizzazioni umanitarie internazionali.

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Ue, delicato dibattito sulle riforme europee per Angela Merkel

01 dic 11:04 – (Agenzia Nova) – Il 6 dicembre la Commissione europea intende presentare i suoi piani per la riforma dell’eurozona. Due giorni prima i ministri delle Finanze europei si incontreranno a Bruxelles. E il cristiano democratico Peter Altmaier (Cdu) e i suoi colleghi vorrebbero discutere delle proposte della Ue, come chiarito durante una riunione preparatoria da alcuni segretari finanziari, ma i rappresentanti della Commissione hanno bloccato la richiesta. L’ulteriore espansione dell’unione monetaria e’ un argomento politicamente estremamente sensibile, specie in Germania. E’ stata una delle ragioni per cui l’Fdp (i Liberali) ha abbandonato i colloqui per la formazione del nuovo governo. Il dibattito a Bruxelles arriva pertanto in un momento inopportuno per il cancelliere cristiano democratico Angela Merkel (Cdu), perche’ la Germania non ha ancora un governo. Le proposte di Bruxelles prevedono, tra le altre cose, di dotare l’unione monetaria di un proprio bilancio. La Commissione prendera’ quattro provvedimenti in tale direzione. Primo, uno strumento di stabilizzazione macroeconomica contro gli shock esterni. In secondo luogo, un fondo di sostegno per gli investimenti. In terzo luogo, un incentivo finanziario per le riforme strutturali impopolari e difficili. In quarto luogo, contribuira’ a recuperare la competitivita’ internazionale. Si vuole completare l’unione bancaria, ma il governo federale tedesco insiste sul fatto che sia prima necessario ridurre il rischio bancario nei singoli paesi. Le decisioni potrebbero essere prese in occasione di un eurovertice nel giugno 2018, ha dichiarato Bruxelles. Altra questione e’ la sostituzione del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Ci sono quattro ministri delle Finanze in lizza per la successione: il portoghese Mario Centeno, lo slovacco Peter Kazimir, il lussemburghese Pierre Gramegna e la lettone Dana Reizniece-Ozola. L’elezione e’ prevista per lunedi’. Centeno ha le migliori prospettive, e gode tra gli altri del sostegno di Italia e Francia.

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