Audio USB Type-C: la svolta-smart

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E’ ormai passato un bel po’ di tempo dalla presentazione del primo smartphone (o meglio, la prima serie di smartphone) che hanno rinunciato al jack da 3.5 mm per adottare la tecnologia della USB Type-C anche per l’audio. Molte aziende hanno adottato la stessa scelta di LeEco e Apple prendendosi non pochi rischi, soprattutto sotto il punto di vista del gradimento da parte degli utenti, ma è una scelta che, pian pianino, stanno adottando sempre più produttori.

Nel 2016, USB Implementers Forum, l’organismo che si occupa dell’innovazione e dello sviluppo dello standard USB, ha diffuso le specifiche che permettono ai produttori di implementare l’uscita audio digitale direttamente dalla USB di Tipo-C consigliando ai produttori di utilizzarla gradualmente nei nuovi dispositivi, notizia che ha destato un certo scalpore ma che ha senso sotto alcuni punti di vista, sebbene ci siano ancora dei problemucci.

Vediamo allora a cosa sta portando questa innovazione e quali sono i pro ed i contro di questa innovazione che, oramai, sta prendendo sempre più strada nel mondo smart.

UN PO’ DI STORIA

La Type-C, nata nel 2014, ha portato innovazioni grandissime nel mondo smart e una compatibilità senza eguali, dato che al contrario della Usb di tipo Micro, la più utilizzata fino all’anno scorso, soprattutto per i vari utilizzi a cui può essere destinata.

Tralasciando la facilità di inserimento (infatti non ha un verso “prestabilito”, sebbene nei primi prodotti sembrava andasse un filino bene un verso invece che l’altro), la comodità e l’utilità di questa tecnologia ha rivoluzionato il mondo consumer. Inserita sempre di più negli smartphone e, pian pianino, anche nei notebook, deve il suo successo soprattutto perché è capace di trasferire non solo carica elettrica e dati, ma anche segnali audio e video, sempre trasmettendo energia (quindi alimentando) il possibile device esterni ed è grazie a questa sua natura che Apple ha deciso di dotarsi solo di Usb di tipo C per i suoi Macbook, oltre ad essere la prima ad aver intuito la possibilità di tornare ad un passato piuttosto recente eliminando il jack da 3.5 mm.

Infatti, rinfrescando un po’ la mente, né Apple (con la Lightning ) né LeEco (né le altre aziende che hanno adottato questa soluzione) sono state le prime a prendere questa decisione abbastanza “rischiosa”. Infatti basta tornare indietro di qualche anno, quando non esistevano ancora gli smartphone, bensì gli slide-phone, per ricordarsi (farò solo un esempio parecchio “famoso”) di alcuni Samsung SGH che, effettivamente, erano sprovvisti di entrata jack da 3.5 e che quindi condividevano lo slot proprietario sia per la ricarica che per le cuffie e, devo dire, erano anche di buona qualità. Ma parliamo di due tecnologie e di due mondi completamente differenti.

In tutto ciò, cominciamo a vedere quali effetti stanno portando sul mercato queste scelte, cominciando dai pro.

PRO

  • Smartphone più sottili e più dotazione hardware: sebbene il modulo da 3.5 non occupasse chissà quanto spazio (ovviamente se sprovvisto di DAC apposito), la sua eliminazione sta permettendo alle case produttrici di ridurre lo spessore degli smartphone o, ancora meglio, utilizzare quello spazio per ampliare la batteria o mettere qualche sensore in più: sembrerà strano, ma anche pochi millimetri, con la tecnologia di oggi, fanno la differenza;
  • Nessuna perdita di qualità: per ascoltare la musica, abbiamo bisogno di una conversione che deve fare un convertitore, il DAC (Digital to Analog Converter),  che si trova all’interno del dispositivo (ovviamente parliamo di smartphone, non di attrezzature professionali). Il Jack, che esso sia da 2.5, da 3.5 o di altre dimensioni, trasporta già il segnale analogico, che ha già perso (nella conversione, nel trasporto e per colpa delle interferenze) un po’ di qualità, qualità che poi si perde anche grazie alla tecnologia del jack, anch’essa soggetta spesso ad interferenze, e al cavo. Con la USB-C invece la storia cambia. Infatti il dispositivo non ha più bisogno del DAC che invece è inserito direttamente all’interno delle cuffie, diminuendo quindi le interferenze e la distanza che deve percorrere il segnale audio, riducendo al minimo, quindi, la perdita di qualità che, comunque, ci sarà per colpa del cavo;
  • Possibilità di cancellare il rumore: proprio grazie a questa tecnologia, i produttori possono integrare delle tecnologie che permetteranno la cancellazione attiva del rumore esterno, isolando completamente l’utente dai rumori;
  • Adattabilità: chi ha avuto degli smartphone con DAC specifico integrat, sa che la qualità audio è nettamente migliore rispetto ad altri smartphone che ne sono sprovvisti. Grazie, invece, allo spostamento del DAC dai dispositivi alle cuffie, sarà possibile ascoltare la musica a qualità superiore (sempre se si parla di un DAC come si deve) anche su dispositivi che non avrebbero mai fornito un comparto audio soddisfacente;

CONTRO

  • Usabilità delle vecchie strumentazioni: bisogna essere onesti, è difficile abbandonare le care e vecchie cuffie, magari comprate ad una cifra enorme, perché i produttori hanno deciso di eliminare il jack da 3.5. Certo, esistono gli adattatori, ma parliamoci chiaro, è un grande sbattimento portarselo appresso ovunque e lo stesso vale decidessimo di attaccarli definitivamente alle nostre cuffie di fiducia. Mi è capitato, infatti, di non poter attaccare il mio smartphone ad una cassa durante la festa perché mi ero dimenticato le cuffie, comprensive di adattatore, a casa. Non certo una bella cosa;
  • Non si può caricare il cellulare: nodo cruciale e sul quale in molti basano il loro rifiuto totale verso questa tecnologia: non si può ricaricare lo smartphone se si usano cuffie type-c. Al momento, non esistono ancora sdoppiatori (o, se esistono, sono davvero di dubbia natura) e purtroppo avendo solo una porta, l’utente deve scegliere se fare una o l’altra cosa.
  • Usura della porta: questo è un punto, invece, che in molti sottovalutano m che è di estrema importanza. Ogni porta è saldata sulla scheda madre, ma le saldature, soprattutto per le porte principali, possono cedere: le cause sono molte, di solito è un utilizzo errato, da parte dell’utente, dello smartphone quando è sotto carica.
    Sebbene, con questa tecnologia, i produttori si siano impegnati maggiormente per migliorare le saldature, parliamo sempre di una porta che, per i più assidui ascoltatori di musica, verrà utilizzata svariate volte al giorno, al contrario di smartphone con il jack, e sebbene le saldature siano molto più solide, non sono le uniche a soffrire dell’usura: pensate alle porte usb del vostro notebook, a quanti queste, dopo qualche mese (o anno) cominciano a ballare o avere problemi di stabilià: ecco.
  • Consumo di batteria: l’audio via type-c è una tecnologia ancora abbastanza giovane e, come tutte le tecnologie nuove, soffre ancora di qualche problema: infatti come per gli smartphone con DAC integrato, anche gli smartphone che utilizzano questo metodo di scambio audio soffrono di un particolare drain di batteria.

E voi, cosa ne pensate della rivoluzione audio USB Type-C?

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