Copyright, 300 miliardi di visite a siti pirata nel 2017

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Cresce anche se di poco la pirateria digitale e di internet, con le visite ai siti che offrono illegalmente contenuti audiovisivi, protetti da copyright, che hanno superato quota 300 miliardi nel 2017. Un vero e proprio record negativo, secondo i dati illustrati dal nuovo “Annual Piracy Reports” di MUSO, con il boom di serie tv piratate e l’affermazione definitiva dello streaming pirata, preferito al classico dawnload.

 

Come detto, l’aumento è stato contenuto, dell’1,6% sul 2016, ma è chiaro che il livello di violazione di tutti i diritti connessi alla proprietà intellettuale è altissimo. Solo per i contenuti tv piratati ci sono stati 107 miliardi di visite a questo tipo di prodotti, mente la musica viene subito dopo, con 74 miliardi di visite a siti web pirata dediti alla diffusione di brani musicali o album di cantanti, musicisti e gruppi musicali.

 

Tiesse, innovazione made in Italy

Altro dato molto interessante è nel tipo di dispositivo elettronico utilizzato maggiormente per consumare tali contenuti, che lo ricordiamo sono il frutto di un’appropriazione illecita da parte di gruppi criminali che operano ormai su scala globale e che fanno profitti alle spalle dei titolari dei diritti d’autore.

Ebbene, lo smartphone e il tablet sono gli schermi più utilizzati per guardarsi film o ascoltare/scaricare musica da siti pirata: rispettivamente nel 57% e nell’87% dei casi.

 

I dati rivelati da Muso pongono nuovamente l’accento su un problema, quello della pirateria, che molto spesso viene sottovalutato. La presenza delle serie televisive tra i contenuti preferiti dai pirati non mi stupisce poiché, anche secondo i dati della nostra ricerca FAPAV/Ipsos, la fruizione illecita di questa tipologia di contenuti è in aumento tra gli utenti del web”, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV, da noi sentito per un commento sui risultati dello studio.

Considerata la crescita della pirateria a livello globale, rivelata dai dati MUSO, è importante fare riferimento al ruolo svolto dalla tecnologia in tal senso. Da un lato l’innovazione tecnologica ha reso più semplice e “user-friendly” la ricerca e la fruizione di un contenuto illecito online, grazie alla disponibilità di applicativi e device che agevolano il reperimento di un contenuto pirata. Dall’altro lato, però, la stessa tecnologia rappresenta un supporto fondamentale per la tutela dei contenuti audiovisivi online grazie all’utilizzo di software appositamente sviluppati che ottimizzano il puntuale lavoro svolto per la rimozione e la protezione dei contenuti”.

“Ma questo non basta: la responsabilizzazione di tutti gli intermediari del web (dai provider ai motori di ricerca, passando per social network e market store) e la loro attiva collaborazione è divenuta una questione non più rinviabile per una più efficace azione di tutela dei contenuti”, ha infine precisato Bagnoli Rossi.

 

La classifica dei Paesi con più “pubblico pirata è guidata dagli Stati Uniti, con 28 miliardi di accessi, seguiti da Russia (20,6 miliardi), India (17 miliardi), Brasile (12,7 miliardi), Turchia (11,9 miliardi), Giappone (10,6 miliardi), Francia (10,5miliardi), Indonesia (10,4 miliardi), Germania (10,2 miliardi), Regno Unito (9 miliardi).

 

Andando ad esaminare le tipologie di contenuti audiovisivi, digitali e multimediali più piratati nel mondo, si nota secondo il Report un aumento di prodotti televisivi, del 3,4% a livello mondiale sul 2016, che sono consumati nel 52% dei casi via mobile device.

Un sorpasso storico sul classico pc.

 

In controtendenza, invece, le visite ai siti pirata per vedere film, che sono diminuite del 2,3% durante l’anno passato, segno evidente del successo delle serie tv rispetto al cinema, con il dominio incontrastato dello streaming online (32,4 miliardi di visite).

 

Al contrario, l’accesso a siti web che offrono musica illegalmente, cioè senza rispettare i diritti d’autore, è aumentato drasticamente del 15% quasi nel 2017, con 74 miliardi di visite.

Curioso che nella seconda parte del 2017, l’accesso a tali siti sia crollato del 34% circa. È probabile, secondo i ricercatori, che sia l’effetto diretto delle azioni giudiziarie contro le applicazioni che consentivano di trasformare i brani su YouTube in MP3 (lo stream ripping), come ad esempio youtube-mp3.org, da scaricare poi su desktop o smartphone/tablet, cioè in file audio pirata.

 

Cosa fare allora per fronteggiare questo esercito di consumatori di contenuti illecitamente offerti in rete e protetti in realtà da copyright? Nel settore della brand protection ci sono diverse realtà che svolgono il ruolo di guardiani della rete, di sceriffi del web, sempre a caccia di criminali.

 

Ogni giorno, si legge in un articolo pubblicato dall’AGI e firmato dal CEO di FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana, Enzo Mazza, “legioni di robot programmati dagli esperti suddivisi per aree di mercato globali e settori di riferimento scandagliano siti e offerte di aste online o canali web per identificare le copie contraffatte o illecitamente riprodotte, che colpiscono i titolari di brand o di contenuti digitali”.

È uno sviluppo reso possibile dall’innovazione dei software di intelligenza artificiale e dai processi di machine learning e image recognition: “Mentre da un lato le aziende alimentano i data base con informazioni sui prodotti e liste di contenuti digitali, dall’altro i programmatori “addestrano” i robot che “girano” sui siti di riferimento identificando le offerte illegali e procedendo all’invio di milioni di notice & take down per la loro rimozione, alla deindicizzazione di milioni di pagine dai principali  motori di ricerca, o forniscono sofisticate prove digitali per assistere gli uffici legali nelle azioni giudiziarie”.

 

Conseguenza diretta di questo tipo di azione è la nascita di un sistema di business & enforcement intelligence, frutto dei big data generati dall’approccio tecnologico multilivello, “uno strumento prezioso per la difesa a 360° del complesso dei diritti di proprietà intellettuale e industriale di chi si affida a questi servizi di content protection”.

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