cresciuta la spesa in GB, ma frenata entro fine 2018

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A quasi due anni dal referendum britannico per l’uscita dell’Unione europea, la Brexit è ancora un tema che tiene alta l’attenzione degli investitori sul dopo, su quello che verrà per il Regno Unito e i suoi partner commerciali.

 

Per quel che riguarda il mercato dell’Information technology (IT), il 2017 a livello mondiale ha registrato una spesa complessiva di 3.500 miliardi di dollari, con una crescita su base annua del 3% circa, secondo dati Gartner.

Per l’anno in corso si attende un’ulteriore crescita del 4,3%, con un trend positivo fino al 2021, quando il settore potrebbe raggiungere i 4.000 miliardi di dollari di spesa.

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In Europa (in realtà si parla dell’area Emea, cioè Europa, Medio Oriente e Africa), gli investimenti supereranno i 1.000 miliardi di dollari entro la fine del 2018, con una crescita che arriverà a sfiorare il 5%.

Solo il comparto data center attrarrà risorse fresche per 46 miliardi di dollari, in aumento del 3,1% sul 2017.

 

Nel Regno Unito la spesa dovrebbe essere pari a 125 miliardi di dollari e come accade da un po’ di tempo dovrebbe rappresentare circa il 25% degli investimenti europei (seguita dalla Germania col 18%), tendendosi saldamente sul podio più lato.

 

Ovvio che la Brexit ha scompaginato le carte, almeno inizialmente, con il 90% dei CIO di tutto il mondo che vedevano con grande preoccupazione il referendum e soprattutto l’esito negativo per Bruxelles.

Ancora oggi, il 60% dei CIO indica le tensioni politiche sullo scenario internazionale e i cambiamenti ad esse legate come uno dei principali motivi di preoccupazione per il futuro.

 

Nonostante le previsioni più fosche e le profezie di sventura, la Gran Bretagna è sopravvissuta alla Brexit sino ad ora ed anche piuttosto bene.

L’industria britannica dei data center, anzi, nel 2017 è cresciuta e ha mantenuto il proprio posto di leader nel mercato mondiale.

 

Londra rappresenta la capitale europea dei data center, ma secondo quanto affermato a data-economy.com da Robing Brown, responsabile Tech & Media M&A presso BDO Corporate Finance, network internazionale di servizi di consulenza professionale: “Specialmente nella seconda parte del 2018 c’è il rischio serio di uno stop, di una brusca frenata”.

 

Gli investitori potrebbero insomma prendersi una pausa, fermarsi a riflettere, in attesa che la Brexit arrivi alla sua seconda fase più critica: l’inizio del distacco ufficiale dall’UE, a marzo del 2019, tra meno di un anno.

 

Man mano quindi che ci avvicineremo alla fatidica data, i fondi di investimento potrebbero bloccare ogni azione ed iniziativa sul mercato, “almeno fino a quando non si avrà qualche dato in più e qualche certezza sulla strada che la Gran Bretagna prenderà una volta fuori dall’UE”.

 

Brown, però, vuole rassicurare un po’ tutti: “Detto questo, non dobbiamo pensare che la Brexit rappresenti per imprese ed investitori una minaccia grave o uno spauraccio, anche perché tutte le spese autorizzate sino ad ora vanno ben oltre l’orizzonte dei negoziati tra UE e GB, anzi, possiamo dire che ogni accordo o progetto non tiene proprio conto della Brexit”.

 

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