Crisi malaria in Venezuela, Agenzia europea del farmaco, Brexit, Intesa tra Macon e Merkel alla Cop 23

Venezuela, Maduro incolpa la Colombia per la carenza di farmaci contro la malaria

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Le relazioni diplomatiche tra Colombia e Venezuela hanno subito ieri una nuova crisi in seguito all’accusa rivolta dal presidente venezuelano, Nicolas Maduro, alla Colombia per cercare di giustificare le carenze economiche e sociali che affliggono il Venezuela. Maduro, il cui governo e’ alle prese con una grave crisi del debito pubblico, ha infatti accusato il governo di Juan Manuel Santos di essere responsabile della carenza dei farmaci che, da qualche anno, e’ diventata un problema strutturale per Caracas. “Il governo di Santos ha vietato la vendita dei medicinali contro la malaria in Venezuela”, ha dichiarato il successore di Hugo Chavez. “Va bene. Non importa Santos, ritira pure le tue medicine, le compreremo dall’India e arriveranno prima. Pero’ ritira anche la tua droga”, ha concluso Maduro. Lo ha riferito ieri il quotidiano spagnolo “El Pais” che aggiunge come la risposta dell’Esecutivo colombiano non si sia fatta attendere: la Colombia non ha mai negato la vendita di farmaci al Paese vicino, con il quale condivide piu’ di 2.000 chilometri di confine. La scorsa settimana il presidente colombiano aveva pero’ definito il Venezuela come il suo “peggior incubo”.

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Agenzia europea del farmaco, sempre piu’ improbabile la scelta di Barcellona

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – La Camera di commercio spagnola ha ribadito il proprio sostegno alla candidatura di Barcellona per ospitare la sede dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), che dovra’ lasciare Londra in seguito alla Brexit. Il Consiglio europeo e’ l’organismo che decidera’ il prossimo 20 novembre quale sara’ la nuova sede europea dell’Ema. La Camera di commercio spagnola ha sottolineato lo sviluppo complessivo della citta’ di Barcellona, con particolare enfasi sul settore sanitario e sulle infrastrutture e connessione con le principali capitali e citta’ europee. Il quotidiano spagnolo “El Pais” ricorda inoltre che il settore delle biotecnologie rappresenta l’8,6 per cento dell’intero Pil spagnolo e che la Spagna e’ leader nei trapianti e nella ricerca, il cui prestigio in settori come oncoematologia e medicina cardiovascolare e’ riconosciuto in tutto il mondo. Anche il re Felipe VI e il presidente del governo Mariano Rajoy sono stati coinvolti nell’attivita’ di propaganda e guidano l’attacco finale della Spagna per cercare di far installare l’Ema a Barcellona. Nonostante i buoni presupposti, il ministro spagnolo degli Esteri, Alfonso Dastis, ha ammesso che la battaglia del governo per sostenere Barcellona come candidata ideale si fa sempre piu’ difficile e per questo sara’ necessario raddoppiare gli sforzi. Secondo il ministro infatti Barcellona sarebbe “l’opzione preferita” nonche’ la migliore alternativa sul campo, se non fosse per la crisi politica in corso che potrebbe compromettere il buon esito della candidatura. L’Ema rappresenta una grande opportunita’ economica, con circa mille lavoratori, 1.600 aziende, 40.000 tra esperti e tecnici e un bilancio annuo di circa 340 milioni di euro. Tra le altre citta’ candidate a ospitare l’Ema ci sono Bratislava e Milano.

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Usa, il senatore repubblicano Johnson non votera’ il pacchetto di tagli previsti dalla riforma fiscale

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Il senatore repubblicano Ron Johnson si oppone al pacchetto di tagli fiscali del Partito repubblicano (Gop) sostenendo che offre molti piu’ vantaggi alle grandi aziende piuttosto che ad altri tipi di imprese. E’ quanto riferisce il quotidiano statunitense “Wall Street Journal”, che ricorda l’ingente taglio alle tasse per la grandi aziende previsto dalla riforma, dal 35 al 20 per cento. Nel faticoso tentativo di far approvare il disegno di legge fiscale, la defezione di Jonhson potrebbe minare gli sforzi del Gop di far passare il provvedimento ad inizio dicembre e presentarlo alla firma del presidente Donald Trump per Natale. L’esigua maggioranza repubblicana di 52 voti al Senato richiede compattezza nel varo dei provvedimenti, in caso contrario si dovrebbe andare a negoziare con gli esponenti del Partito democratico. Dopo la decisione di Johnson, il Gop rischia anche l’effetto traino che potrebbe coinvolgere altri senatori, gia’ dubbiosi rispetto ad alcuni aspetti della riforma fiscale, ad opporre un netto no all’intero pacchetto. Johnson ha anche lamentato l’impossibilita’ di dire la sua, un procedimento che ha trovato “offensivo” ed ha poi precisato che la sua non e’ una posizione contro le grandi aziende, quanto un’affermazione di principio sulla necessita’ di applicare criteri di equita’ affinche’ le aziende possano essere “competitive anche nel mercato interno, oltre che estero”.

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Usa, successo della politica estera “America First” di Trump nella visita di stato in Asia

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Il presidente statunitense Donald Trump di ritorno dalla visita di Stato in Asia ha definito la sua linea di politica estera, “America First” (prima gli Stati Uniti), un successo, che ha ristabilito la forza e il rispetto nei confronti degli Usa su un palcoscenico mondiale, dopo le leadership “fallimentari” dei suoi predecessori. Lo riferisce il quotidiano “New York Times”. Trump, che ha visitato, cinque paesi asiatici in 12 giorni, ha proclamato il suo viaggio un successo nell’unire “il mondo contro la Corea del Nord” e nel pretendere reciprocita’ negli accordi commerciali con le nazioni asiatiche. Questi paesi hanno visto “un’America forte, orgogliosa e sicura di se’”, ha aggiunto. Nel suo discorso Trump ha voluto riassumere i risultati delle diverse visite all’estero del 2017 concludendo che gli Stati Uniti tornano a giocare un ruolo da leader nel mondo. Le conclusioni di molti di coloro che lo criticano, invece, tendono a vedere la sua politica estera come la rinuncia degli Usa al ruolo di superpotenza mondiale con il ritiro dagli accordi di libero scambio e quello dall’Accordo sul clima di Parigi. Gli viene poi imputato di aver acuito le tensioni con gli alleati dell’Alleanza Atlantica (Nato) e di aver invece abbracciato despoti, tra i quali, il presidente russo Vladimir Putin.

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Clima, piena intesa tra Macon e Merkel alla Cop 23

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Nel corso della Cop 23 a Bonn, in Germania, il presidente francese Emmanuel Macon ha mostrato piena intesa con la cancelliera tedesca Angela Merkel. La stampa francese indica che entrambi hanno affermato l’importanza degli accordi sul clima di Parigi nonostante il disimpegno degli Stati Uniti. Sul tema del regolamento climatico il capo dell’Eliseo ha affermato che “la soglia dell’irreversibile e’ stata superata” e che “l’Europa si sostituira’ agli americani e la Francia sara’ presente” per combattere il riscaldamento climatico. “Le Monde” sottolinea che e’ soprattutto “la credibilita’ della coppia franco tedesca che si gioca alla cop23”, mentre “Les Echos” afferma che Macron ha riservato gli annunci importanti per il summit previsto per il 12 dicembre a Parigi. Le organizzazioni ambientai puntano molto su Parigi e Berlino affinche’ sostengano nella Commissione europea la creazione di un pacchetto energia per il 2030. “Le Monde” nota che Macron sta approfittando del momento di debolezza della Merkel per diventare il nuovo “campione de clima”. Il summit previsto a Parigi tra un mese, al quale parteciperanno un centinaio di capi di stato e di governo sara’ la sua occasione per mettersi al centro della scena. “Un’iniziativa salutata da Angela Merkel, ma senza eccessi” sottolinea “Les Echos”

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L’Ue si schera con la Gran Bretagna e contro gli Stati Uniti nella diatriba commerciale sui jet Bombardier

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – La Commissione europea si schiera con la Gran Bretagna nell’aspra battaglia scoppiata con gli Stati Uniti a causa delle punitive tariffe commerciali che Washington intende imporre al gruppo aeronautico Bombardier e che minacciano migliaia di post di lavoro nella fabbrica di Belfast: lo scrive il quotidiano britannico “The Financial Times” riferendo come ieri mercoledi’ 15 novembre Bruxelles abbia avvertito che contrastera’ con ogni mezzo la minaccia del governo Usa di applicare una tassa del 300 per cento sull’importazione dei jet “C Series” di Bombardier, accusati dalla rivale statunitense Boeing di ricevere sussidi statali illegali; la minaccia statunitense aveva provocato vibranti proteste nel Regno Unito. Ieri appunto un portavoce della Commissione ha annunciato che l’Ue interverra’ nella disputa allo scopo di difendere sia la fabbrica in Irlanda del Nord, dove vengono costruiti i jet “C Series” dell’azienda canadese Bombardier, che l’intera industria aeronautica europea minacciata dalla decisione statunitense: per Bruxelles, insomma, le punitive tariffe doganali annunciate a Washington nello scorso mese di settembre sono un ingiustificato attacco all’intera Unione Europea; e se gli Usa dovessero insistere, l’Europa ricorrera’ alla World Trade Organisation (l’Organizzazione mondiale per il commercio, Omc; ndr). La presa di posizione dell’Ue, nota il “Financial Times”, e’ arrivata nonostante l’avvicinarsi della Brexit ed e’ “una imbarazzante benedizione” per la Gran Bretagna: in un momento in cui i negoziati sul divorzio dall’Ue sono entrati in una fase assai problematica, secondo il giornale della City di Londra essa dimostra tutti i vantaggi che possono venire ad un paese come il Regno Unito dall’essere membro di un grande blocco commerciale e politico come e’ l’Unione Europea. E lo dimostrano anche le parole della commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmstrom, che al “Financial Times” ha detto: “Cercheremo di aiutare in ogni modo i nostri amici britannici: la Gran Bretagna resta membro dell’Unione fino ad un momento prima della Brexit e quindi fino ad allora non faremo nei loro confronti nessuna distinzione e nessuna discriminazione”.

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Gran Bretagna, i lavoratori Ue raggiungono un nuovo record nonostante la Brexit

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Il numero dei cittadini dell’Unione Europea che lavorano in Gran Bretagna ha raggiunto un nuovo record nell’anno dopo il referendum sulla Brexit: lo scrive il quotidiano “The Times”, riferendo i dati ufficiali diffusi ieri mercoledi’ 15 novembre dall’Ufficio nazionale britannico di statistiche (Ons). Nonostante i timori del cosiddetto “Brexodus” insomma, nel trimestre tra luglio e settembre di quest’anno erano 2 milioni e 370 mila i lavoratori europei nel Regno Unito: l’aumento e’ di 112 mila unita’ rispetto allo stesso periodo del 2016 all’indomani del voto che ha sancito il divorzio dall’Ue e da allora gli europei sono aumentati costantemente. In particolare, sono 987 mila i lavoratori originari di 14 paesi europei tra cui Francia, Italia e Germania, con un aumento di 45 mila nell’ultimo anno; un vero e proprio boom e’ quello dei cittadini arrivati da due soli paesi, Romania e Bulgaria, che in un anno sono aumentati di 90 mila unita’ ed ora sono 347 mila. Secondo l’Ons, la disoccupazione in Gran Bretagna ha toccato un nuovo record negativo da 42 anni: e’ al 4,3 per cento della forza lavoro. Il dato spiega perche’ l’economia britannica continui ad aver bisogno di nuovi immigrati; anche se, nota il “Times”, per la prima volta da anni il numero totale degli occupati e’ calato di circa 32 mila unita’, attestandosi appena sopra la barra dei 32 milioni di persone che hanno un lavoro o un impiego. Questo ha provocato un aumento della produttivita’ per ore lavorate; ma allo stesso tempo l’afflusso di immigrati provenienti dai paesi piu’ poveri dell’Unione Europea (Romania e Bulgaria) i quali vanno a riempire posti di lavoro ai livelli piu’ bassi della scala dei salari, ha continuato a mantenere bassa la media dei redditi dei lavoratori, che ormai sono costantemente al di sotto del livello dell’inflazione.

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Francia, la strategia di Macron per contenere le proteste

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Prevista per oggi una manifestazione indetta da diverse sigle sindacali contro la riforma del mercato del lavoro. Un’iniziativa che, secondo “Le Figaro”, non dovrebbe preoccupare particolarmente il governo visto che non e’ prevista una partecipazione straordinaria. Il giornale spiega come il presidente Macron sia riuscito a contenere le proteste seguite alle sue riforme. Oltre a “mantenere le promesse fatte in campagna elettorale”, il capo dell’Eliseo ha approfittato delle divisioni fra sindacati, incapaci di fare un fronte comune contro il governo. A questo si aggiunge poi la mancata intesa con la sinistra radicale delle France Insoumise, di Jean-Luc Me’lenchon. A differenza del suo predecessore, Macron ha scelto la via della concertazione, ingaggiando lunghe discussioni con i sindacati sui decreti della riforma. Una tattica che gli ha permesso di evitare l’effetto sorpresa, annunciando gradualmente i contenuti di ogni decreto. “L’equilibrio finale” e’ stato svelato solo alla fine, grazie anche a un’attento monitoraggio per evitare qualsiasi fuga di notizie sulla stampa. La Cgt, Cfdt e Fo hanno presentato dei ricorsi su alcuni punti dei decreti della riforma. Una mossa che avra’ la sua risposta tra qualche mese. Intanto, afferma il quotidiano, nessuno di loro e’ riuscito a “federare il malcontento” generale.

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Germania, i colloqui per la coalizione “Giamaica” gravano sulla sicurezza

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Le aspettative politiche dei cittadini tedeschi nei confronti della futura coalizione di governo “Giamaica” sono divise. Ci si chiede se essa possa portare a un effettivo miglioramento della politica tedesca, soprattutto, in merito ai problemi di politica internazionale, di sicurezza e di difesa. Lo scorso fine settimana il presidente dell’Associazione delle forze armate tedesche ha lanciato l’allarme. Secondo Andre’ Wuestner “una possibile alleanza ‘Giamaica’ dovrebbe dare molto piu’ denaro alle Forze armate, per perseguire un ammodernamento dell’equipaggiamento e un aumento di personale”. Wuestner ha guidato le truppe tedesche in Kosovo e Afghanistan e auspica che Cdu, Csu, Fdp e Verdi si impegnino a destinare alla Difesa il due per cento del Pil. E a quanto pare i piani della futura coalizione andranno in quella direzione. Nei colloqui esplorativi, in particolare, dovrebbero essere ulteriormente discussi i seguenti temi: la tempistica delle disposizioni finanziarie, le politiche di esportazione delle armi, l’impiego a fini militari del cyberspazio e dei droni armati, lo schieramento sul suolo nazionale di armi nucleari e la concessione di nuovi mandati per le missioni all’estero. La piu’ importante di tutte le domande non verra’ posta: quanto tempo e risorse devono essere spesi per l’Esercito, l’Aviazione e la Marina per tornare a capacita’ operative adeguate? Senza eccezioni i vicini e partner europei e transatlantici si aspettano un contributo tedesco adeguato alla difesa dell’Europa centrale e alle operazioni internazionali di mantenimento della pace. A febbraio del 2017 e’ stata pubblicata dal ministro della Difesa una “Prospettiva strategica 2040”. Lo studio delle Forze armate elenca diverse tendenze che probabilmente rimarranno rilevanti in futuro. Il documento presenta sei scenari di sicurezza, dai primi, piu’ rassicuranti, sino al quarto, che descrive un futuro in cui i tassi di crescita stanno collassando, la globalizzazione sta balbettando e i paesi si stanno separando. Il quinto vede il ritorno della guerra fredda. Lo scenario peggiore e’ il sesto che rappresenta la Ue e l’ex leadership Usa in crisi irreversibile. E’ probabile che nessuno di questi scenari si verifichi. E’ previsto un mix di tutti e sei i casi (oltre a fattori sconosciuti). Per questa ragione, scrive la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, occorre rendersi conto che la preparazione mirata alla sicurezza nazionale deve essere considerata molto piu’ seriamente di prima. Secondo il quotidiano, tutte e quattro le fazioni governative dovrebbero convocare un gruppo di consulenti per la sicurezza di loro scelta, costituito da un militare, uno storico, un economista e un consulente politico. Questo gruppo si dovrebbe riunire due volte al mese, sia a livello di base che attraverso scambi con gli altri gruppi consultivi. Due compiti principali dovrebbe avere questo gruppo consultivo. In primo luogo, la consulenza sulla sicurezza dell’intero gruppo e in secondo luogo la presentazione di questioni di sicurezza in scambio con i colleghi degli altri gruppi politici.

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Clima, la Germania non brilla come la prima della classe

16 nov 11:03 – (Agenzia Nova) – Secondo un rapporto presentato a Bonn ieri dall’organizzazione per la salvaguardia dell’ambiente Germanwatch, nessun paese sta facendo abbastanza per mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei due gradi, come stabilito alla Conferenza di Parigi di due anni fa. Tale bocciatura vale anche per la Germania. L’indice di protezione del clima e’ stato stilato da Germanwatch assieme al New Climate Institute e al Climate Action Network, e vi hanno partecipato piu’ di 300 esperti che hanno esaminato 60 Paesi a partire dal 2006. “Nel complesso, la differenza tra le aspettative e la realta’ nel medio termine e gli obiettivi dei Paesi per la protezione del clima a lungo termine e’ ancora troppo grande”, ha affermato Niklas Hoehne del NewClimate Institute e co-autore dello studio. Ai livelli alti della classifica dei Paesi con buon sviluppo delle energie rinnovabili ci sono la Svezia, la Lituania, il Marocco e la Norvegia. A quelli piu’ bassi l’India e la Cina. Gli Stati Uniti sono in caduta libera al 56mo posto. Ultime sono la Corea, l’Iran e l’Arabia Saudita. La Germania si aggiudica la 22ma posizione, ma secondo gli esperti avrebbe potuto fare molto di piu’: “Le emissioni di anidride carbonica in Germania mostrano un’immagine differente dalle aspettative e non sono state abbassate dal 2009”, ha affermato Jan Burck, esperto di Germanwatch. Le organizzazioni ambientaliste e gli esperti auspicano un intervento in tal senso da parte della prossima coalizione di governo. Stesso auspicio e’ arrivato dal portavoce del Segretario dell’Onu per i cambiamenti climatici Nick Nuttall, cosi’ come dall’ad di Greenpeace Sweelin Heuss che si e’ augurato che il cancelliere Merkel passi dalle parole ai fatti.

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