Crisi Venezuela, Theresa May si prepara ad un impasto di governo, Macron in Cina, Brexit

Venezuela, Felipe Gonzalez: Maduro guida il governo peggiore della storia

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Quello retto da Nicolas Maduro e’ “il peggior governo” che il Venezuela abbia mai avuto. Lo ha detto l’ex presidente del governo spagnolo Felipe Gonzalez in una lunga intervista concessa al quotidiano colombiano “El Tiempo”, testata da sempre attenta a quanto accade nel paese vicino. “Non ho mai visto un processo di distruzione istituzionale, economica, sociale e di sicurezza piu’ rapida e profonda di quella che ha provocato il signor Maduro durante il periodo della sua presidenza”, ha detto Gonzalez pronosticando una “situazione che continuera’ a peggiorare drammaticamente nel 2018”. Il leader socialista ha censurato il processo di delegittimazione del Parlamento (An) controllato dalle opposizioni, l’espressione “piu’ genuina della sovranita’ popolare” sottomessa “all’arbitrio del potere esercitato dal presidente Maduro” e attaccato la Assemblea nazionale costituente (Anc) che “non ha dedicato un solo minuto a rivedere la Costituzione vigente”, ma decide su tanti ambiti “votando a mano alzata su cio’ che decide Maduro”. Gonzalez e’ anche critico nei confronti del processo di dialogo tra governo e opposizioni, strumento “che al giorno d’oggi e’ servito solo perche’ l’esecutivo possa consolidare il suo potere tirannico. Quando e’ iniziato”, nel giugno del 2016, “c’erano 74 prigionieri politici. Al giorno d’oggi il governo dice che ne liberera’ 80, ma ne rimangono ancora 330”.

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Usa, Bannon fa retromarcia dopo le polemiche sollevate dal libro sulla Casa Bianca

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Steve Bannon, l’ex consigliere strategico del presidente Donald Trump, ha fatto oggi retromarcia sostenendo che nel libro non si riferiva al figlio del presidente quando ha definito “sovversivi” gli incontri con personaggi vicini al Cremlino. Bannon, riporta il quotidiano “New York Times”, sempre piu’ isolato, anche economicamente, dai suoi alleati e finanziatori, ha offerto oggi delle scuse. Nel libro “Fire and Fury: Inside the Trump White House” del giornalista Michael Wolff, l’ex consigliere aveva definito l’incontro di Donald Trump Jr con i russi “sovversivo”, oggi invece si riferisce al primogenito di Trump come “un patriota e un brav’uomo”, aggiungendo che pensava, piuttosto, a Paul Manafort, capo della campagna elettorale di Trump, attualmente indagato nell’ambito dell’inchiesta “Russiagate”. Intanto il capo della Casa Bianca e il suo entourage attaccano il libro definendolo “falso” e un’opera di “finzione”. Wolff, difende l’accuratezza del suo testo e ribadisce di aver incontrato il presidente piu’ volte per raccogliere materiale.

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Usa, finanziatore del Partito democratico potrebbe ritirare il suo sostegno per le dimissioni di Al Franken

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Susie Tompkins Buell, importante finanziatrice del Partito democratico statunitense sta valutando di ritirare il suo sostegno economico ai senatori democratici che hanno invitato l’ex collega Al Franken a dimettersi dopo che era stato accusato di comportamenti sessualmente discutibili. Buell sostiene generosamente da decenni il Partito democratico, riferisce il quotidiano “New York Times”, precisando che ha sempre appoggiato, in particolare, le donne del partito, tra queste: Kirsten Gillibrand, Elizabeth Warren e Maria Cantwell. Le tre senatrici erano tra coloro che a dicembre 2017 hanno chiesto le dimissioni di Franken, che ha lasciato il suo incarico prima del risultato dell’inchiesta della commissione per l’Etica. Buell ritiene che nel caso di Franken, il partito si e’ mosso in modo “affrettato”, senza dargli la possibilita’ di spiegare la sua “versione dei fatti”, una mossa “pericolosa e sbagliata”, ha aggiunto, precisando che valutera’ come meglio aiutare il suo partito. Susie Tompkins Buell e’ un’imprenditrice di San Francisco, in California, dove ha creato il marchio di abbigliamento “Esprit”. Ha finanziato negli anni numerose cause e candidati progressisti, la sua fondazione si e’ aggiudicata finanziamenti per sostenere campagne educative sui cambiamenti climatici, sulla liberta’ di stampa e sui diritti delle donne.

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“Abc”, il “virus nazionalista” minaccia la stabilita’ dell’Unione europea

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Corsica, Bretagna, Padania, Fiandre, Scozia e Baviera. I paesi europei liberi dal “virus” del nazionalismo regionale sono ormai pochi, e anche in questi ultimi potrebbero subire un qualche tipo di contagio o infezione. Esordisce cosi’ l’articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo “Abc” che analizza le possibili minacce dei vari regionalismi per la stabilita’ dei singoli Stati e dell’intera Unione europea. Dopo il referendum scozzese nel 2014 e’ arrivata la Brexit, e ora la crisi tra Spagna e Catalogna, a cui seguira’ probabilmente la Corsica, dove i nazionalisti hanno raggiunto il potere nelle elezioni locali. Anche la Bretagna e’ a rischio, nonostante il predominio del centralismo francese. “Se la Catalogna dovesse diventare indipendente, anche gli altri farebbero lo stesso. E non voglio un’Ue di 98 Stati”, aveva avvertito il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, durante un discorso rivolto agli studenti universitari del Lussemburgo. L’Unione europea e’ sorta per superare in qualche modo l’idea degli Stati nazionali, ed e’ possibile che questa tendenza li abbia indeboliti al punto da favorire la proliferazione dei movimenti regionalisti. “Il rischio di diluizione e dissoluzione dei vecchi stati europei a beneficio di entita’ statali per conto di altri con limitata redditivita’ economica, costituirebbe una fonte di instabilita’”, conclude l’analisi Frank Teyart, esponente dell’Istituto francese di geopolitica.

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Gran Bretagna, la premier Theresa May prepara un ampio rimpasto di governo

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro britannico Theresa May Theresa May oggi lunedi’ 8 gennaio annuncera’ un ampio rimpasto del suo governo, il piu’ vasto rimaneggiamento dell’esecutivo dopo la sfortunata decisione di convocare elezioni anticipate nel giugno scorso; ne parlano praticamente tutti i maggiori giornali britannici. La principale novita’, secondo quanto anticipato dal quotidiano conservatore “The Telegraph”, e’ che nel nuovo gabinetto sara’ creato un inedito sottosegretariato alla “Brexit no-deal”: all’interno del ministero per l’Uscita dall’Ue, guidato dal ministro per la Brexit david Davis, sara’ istituito un nuovo dipartimento il cui compito sara’ quello di studiare scenari aggiornati sull’eventualita’ che la Gran Bretagna non riesca a raggiungere un accordo commerciale con l’Unione Europea mano a mano che andranno avanti i negoziati per la Brexit. Il nuovo sottosegretario, secondo il “Teegraph”, siedera’ nel gabinetto ristretto e disporra’ di un considerevole portafogli: la nomina, commenta il giornale conservatore, e’ tesa a dimostrare sia ai partner europei che agli euroscettici britannici che la May e’ determinata a portare avanti la Brexit ad ogni costo, anche quindi nel caso che le trattative con l’Ue sul divorzio della Gran Bretagna falliscano. Per il resto il rimpasto dovrebbe coinvolgere lo spostamento o il licenziamento di circa un quarto di ministri e sottosegretari: l’intenzione della May e’ quella di rafforzare significativamente la presenza di donne ed esponenti delle minoranze etniche. Secondo le indiscrezioni della vigilia, la piu’ importante vittima del rimaneggiamento dovrebbe essere il presidente del Partito conservatore Sir Patrick McLoughlin, mentre invece resterebbe al suo posto il controverso ministro degli Esteri Boris Johnson, principale spina nel fianco ed avversario interno della premier: e cio’ anche se la tentazione di “cogliere il suo scalpo” era stata all’origine della decisione della May di avviare questo rimpasto di inizio d’anno. Verrebbero confermati anche il cancelliere allo Scacchiere (ministro del Tesoro, ndr) Philip Hammond e la titolare degli Interni Amber Rudd, mentre perderebbe la poltrona la ministra dell’Educazione Justine Greening. Altra nomina importante sara’ quella del segretario del Gabinetto che sostituira’ Damian Green dimessosi per uno scandalo sessuale: si fa il nome dell’attuale ministro della Sanita’ Jeremy Hunt, il quale pero’ non sarebbe affatto tentato, temendo che il suo spostamento sia visto dall’opinione pubblica come motivato dalla crisi provocata negli ospedali e nel Servizio sanitario nazionale (Nhs) dall’epidemia di influenza.

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Cina-Francia, al via il viaggio di Stato del presidente Macron

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha inaugurato il suo viaggio di Stato in Cina oggi, con un visita al celebre esercito di terracotta presso il Mausoleo del primo imperatore Qin a Xi’an, storica citta’ nel nord della Cina. La visita, sottolinea oggi la stampa cinese, ha un preciso significato simbolico: Xi’an e’ infatti il punto di partenza dell’antica Via della seta cinese, che l’attuale capo di Stato, Xi Jinping, ha adottato a ispirazione per l’imponente progetto della Nuova Via della seta (One Belt One Road, “Obor”). Dopo la visita a Xi’an, il programma del viaggio di Stato prevede lo spostamento a Pechino e un discorso di Macron sul futuro delle relazioni franco-cinesi. Macron e’ accompagnato dalla moglie e da una delegazione di 60 funzionari e imprenditori francesi. Il viaggio ufficiale, che si protrarra’ per tre giorni, segna una importante espansione dell’ambito di esercizio della politica estera del nuovo inquilino dell’Eliseo, che sinora si e’ concentrato su Europa e Africa. Nel corso del viaggio in Cina, il presidente francese punta a stabilire una “partnership strategica” con Pechino su fronti quali il contrasto al terrorismo e il clima. La visita, ha sottolineato il ministero degli Esteri cinese la scorsa settimana, e’ la prima di un leader europeo dopo il 19mo Congresso nazionale del Partito comunista cinese, che si e’ tenuto lo scorso ottobre. “Ci auguriamo che la visita del presidente (Macron) possa contribuire a rafforzare la fiducia politica reciproca e la comunicazione strategica” tra i due paesi, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang. Macron e il presidente cinese Xi Jingping, i cui paesi sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu, discuteranno di una serie di questioni di comune interesse, come il conflitto in Siria e il programma nucleare della Corea del Nord. Durante il suo discorso di inizio anno alla Nazione, Macron ha rivolto un appello all’Europa a “divenire quella potenza economica, sociale, ambientale e scientifica in grado di fronteggiare Cina e Stati Uniti”. Ad oggi i presidenti di Francia e Cina si sono incontrati in una sola occasione, a margine del G20 di Amburgo, nel luglio dello scorso anno. L’ultima visita di un presidente francese a Pechino risale all’ottobre 2015, quando l’Eliseo ospitava il predecessore di Macron, Francois Hollande.

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Francia, i Repubblicani divisi sui temi europei

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – L’Europa rappresenta un’”insidia” per il presidente dei Repubblicani francesi, Laurent Wauquiez. Lo dice “Le Monde”, spiegando che sull’argomento la destra francese e’ divisa tra euroscettici ed europeisti convinti. Il dibattito dovrebbe assumere toni ancora piu’ incisivi in vista delle prossime elezioni europee del 2019. Dal canto suo, Wauquiez si e’ detto pronto a “cambiare il corpus ideologico” del partito. Il leader della destra ipotizza un’Europa a “cerchi concentrici”, dove il primo anello riunirebbe tra i sei e i dodici Stati e permetterebbe una maggiore armonizzazione. Il secondo comprenderebbe tutta la zona euro e il terzo sarebbe un’area di libero scambio, all’interno della quale sarebbe inclusa anche la Gran Bretagna. Il quotidiano ricorda un sondaggio pubblicato a dicembre che da’ i Repubblicani al 12 per cento nelle intenzioni di voto, dietro alla Re’publique en marche del presidente Macron (26 per cento) e il Front National di Marine Le Pen ( 17 per cento). Le elezioni europee dovranno essere “l’occasione per ricostruire un bagaglio ideologico”, afferma Damien Abad, terzo vicepresidente del partito. I Repubblicani dovranno offrire una terza alternativa al paneuropeismo del presidente Macron e all’euro scetticismo di Marine le Pen. Wauquiez ha piu’ volte evocato “un’unione degli Stati nazione”, utilizzando una formula cara alla presidente del Front national. Il leader della destra non ha mai fatto mistero di volere anche i voti dell’estrema destra e questo obiettivo potrebbe avvicinarlo ad assumere posizioni ancora piu’ estreme.

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 Germania-Turchia, Gabriel s’avvicina a Cavusoglu

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Il riavvicinamento tra il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel (Spd)e il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, ha suscitato critiche nell’Unione di centrodestra. “Non puo’ esserci alcuna soluzione ai problemi (che gravano sulle relazioni bilaterali), perche’ nulla e’ cambiato sulle loro cause”, ha dichiarato alla “Sueddeutsche Zeitung” l’esperto di politica estera dei Cristiano democratici (Cd) Norbert Roettgen, accusando nel contempo il ministro degli Esteri di perseguire interessi propri. Sabato il ministro degli Esteri turco ha fatto visita a Gabriel a Goslar, su invito di quest’ultimo. Questo e’ stato il punto di arrivo di un processo di avvicinamento iniziato in autunno. Entrambi i politici hanno ribadito la volonta’ di normalizzare le relazioni bilaterali. L’estate scorsa era stato Gabriel che, in risposta all’imprigionamento di giornalisti tedeschi e di attivisti per i diritti umani in Turchia, aveva dato inizio ad un corso piu’ duro nei confronti di Ankara, mettendo in guardia i tedeschi dal viaggiare nel paese anatolico. Da allora la Turchia ha rilasciato diversi tedeschi incarcerati per motivi politici. Tra questi figurano l’attivista per i diritti umani di Berlino Peter Steudtner e il giornalista e traduttore Mesale Tolu. Nel caso del corrispondente di “Die Welt”, Deniz Yuecel, che e’ in custodia cautelare da febbraio, ci sono progressi, ma nessuna soluzione. Gabriel ha auspicato un rinnovato dialogo anche da un punto di vista economico fra i due Paesi. Recentemente la Germania non ha infatti approvato l’esportazione di armi verso la Turchia, pur essendo quest’ultimo alleato della Nato e partner nella lotta contro l’Isis, sulla qual cosa Gabriel non s’e’ detto d’accordo con il governo. A questo proposito il leader dei Verdi Cem Oezdemir ha avvertito il governo federale di non intraprendere “scambi assurdi”. Senza il rilascio del prigioniero politico e “il ritorno a un minimo dello stato di diritto e della democrazia” in Turchia, ha detto Oezdemir, non ci dovrebbe essere la normalizzazione delle relazioni.

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Eurozona, tapering in arrivo?

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – Il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, non e’ ancora pronto ad esprimersi ufficialmente, ma la stragrande maggioranza del Consiglio direttivo della Bce e’ pronta a discutere il superamento della politica monetaria espansiva. Secondo il quotidiano tedesco “Handelsblatt”, ci sono segnali che gli acquisti di obbligazioni sovrane potrebbero finire quest’anno, che ha gia’ segnato il dimezzamento dei volumi a 30 miliardi di euro al mese. L’economia dell’eurozona cresce a un ritmo soddisfacente, piu’ di quelle di Stati Uniti e Regno Unito, e anche le prospettive globali sono incoraggianti, come confermato da Holger Schmieding, capo economista di Berenberg Bank. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede che l’economia mondiale cresca del 3,7 percento nel 2018. La ripresa dovrebbe riflettersi anche nella politica monetaria e fornire argomenti a coloro che sostengono una normalizzazione delle politiche. Schmieding prevede che la zona euro crescera’ in media dal 2 al 2,5 percento nel 2018, piu’ del suo potenziale a lungo termine; un’estensione degli acquisti di obbligazioni oltre settembre, dunque, appare difficilmente giustificabile. Tuttavia, ci sono ancora fattori di incertezza. Ad esempio, l’inflazione nell’area dell’euro rimane bassa, e per ora non e’ prevedibile una chiara tendenza al rialzo. Il capo economista di Commerzbank, Joerg Kraemer, prevede quest’anno un’inflazione base rettificata per la zona euro di circa l’uno per cento a causa del tasso di disoccupazione di quasi il 9 per cento: questi dati potrebbero fornire alla Bce argomenti per proseguire le politiche di stimolo. Schmieding, d’altro canto, prevede negli Stati Uniti un aumento delle crescita economica, pur fra le incertezze. La Bce si sta avvicinando alla fine dell’era del presidente Mario Draghi. Diverse posizioni di vertice saranno rinnovate quest’anno e il prossimo, come quella del primo vicepresidente Vitor Constancio, che lascera’ l’ufficio a giugno 2018. Draghi lascera’ la presidenza alla fine di ottobre 2019, e tra i favoriti per la sua successione ci sono il presidente della Bundesbank Jens Weidmann e il suo omologo francese Francois Villeroy de Galhau.

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 Milano tenta di sottrarre a Londra i top manager in fuga dalla Brexit

08 gen 10:55 – (Agenzia Nova) – La citta’ di Milano sta intensificando gli sforzi per strappare a Londra una fetta del business della gestione capitali dopo la Brexit: lo riferisce il quotidiano economico britannico “The Financial Times”, il quale riferisce che una delegazione del governo italiano nelle prossime settimane incontrera’ le societa’ di quel settore attive in Gran Bretagna e sostiene che la capitale finanziaria d’Italia spera di attrarre fino a 1.500 posti di lavoro nonostante le preoccupazioni suscitate dall’esito incerto delle elezioni politiche del 4 marzo prossimo. Con questo obbiettivo e’ sorto un gruppo di pressione battezzato “Select Milan” (“Scegli Milano”, ndr), patrocinato dallo stesso governo italiano dopo la delusione della mancata assegnazione al capoluogo lombardo dell’Agenzia europea per i farmaci (Ema) che dopo la Brexit dovra’ abbandonare la sua sede londinese. Al “Financial Times” il capo di gabinetto al ministero delle Finanze, Fabrizio Pagani, dice che ora l’Italia “conta almeno di poter attrarre una parte della diaspora” delle attivita’ finanziarie che saranno costrette a lasciare Londra dopo il divorzio della Gran Bretagna dall’Ue: a questo scopo, spiega Pagani, e’ finalizzata la mini-riforma fiscale decisa lo scorso anno avendo in mente proprio i top manager stranieri di grandi aziende finanziarie internazionali, soprattutto fondi di investimento e societa’ di gestione capitali. “Noi siamo realistici”, afferma Pagani: “Sappiamo che non ci saranno grandissime multinazionali che decideranno di spostare a Milano l’intera baracca, perche’ la piazza di Londra continuera’ ad essere molto importante e che non nascera’ una ‘nuova Londra’ dopo la Brexit”. Ed e’ proprio con questo realismo di fondo che l’Italia pensa di convincere i top manager: “Pensiamo che nel futuro ci sara’ una moltiplicazione dei centri finanziari internazionali”, sostiene Pagani, e Milano potrebbe essere uno di questi grazie al fatto che e’ gia’ una importante base per il business dei fondi di investimento: secondo infatti i dati della European Fund and AssetManagement Association citati dal “Financial Times”, in questo settore la piazza milanese e’ la sesta nel continente, la sua fetta di mercato ammonta al 5 per cento ed amministra beni per 1,2 mila miliardi di euro.

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