‘Data Retention fino a 6 anni? scelta del Parlamento incomprensibile’. Videointervento di Antonello Soro

Key4biz – Antonello Soro, il Garante per la privacy, si è scagliato contro il provvedimento, approvato alla Camera a luglio scorso e in attesa del voto in Senato, che vorrebbe estendere a 6 anni la conservazione dei tabulati telefonici e dei dati telematici: “Se la minaccia di attacchi informatici è quotidiana diventa ancora più incomprensibile la scelta presa recentemente dal Parlamento (dalla Camera n.d.r.): la decisione di aumentare fino a 6 anni la Data Retention, ignorando, non solo le sentenze della Corte di giustizia europea, ma anche il buon senso”, ha dichiarato Soro ieri nell’intervento dal titolo Persona, diritti fondamentali, innovazione: un primo bilancio di un ventennio di attività del Garante, che ha tenuto al convegno Privacy digitale e protezione dei dati personali tra persona e mercato svoltosi a Firenze, presso il Palazzo Incontri, organizzato dalla Fondazione Cesifin in collaborazione con Diritto delle Nuove Tecnologie (DNT) con i lavori aperti da Emilio Tosi, dell’Università di Milano Bicocca e Direttore esecutivo DNT, che ha sottolineato: “l’importanza della dimensione culturale e giuridica del fenomeno: l’incontro di studi odierno s’inserisce nel quadro delle periodiche iniziative scientifiche promosse annualmente dalla Collana Diritto delle Nuove Tecnologie – Studi Giuridici per l’Innovazione che insieme a Vincenzo Franceschelli ci vede impegnati, sin dall’ormai lontano 2003, nello studio sistematico delle interferenze tra diritto, in particolate diritto privato, e nuove tecnologie, come testimoniato concretamente anche dai 19 volumi pubblicati sino ad oggi. Privacy e nuove tecnologie sono temi che si intersecano ormai con sempre maggior forza, nel progressivo passaggio dalla dimensione materiale delle origini a quella immateriale della società dell’informazione digitale”.

Il videointervento di Antonello Soro, Garante per la privacy – Video di Key4biz

 

Il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha poi aggiunto: Al giorno sono circa 5 miliardi i dati di traffico telefonico e telematico conservati dagli operatori e dagli Internet Service Provider e questa prassi di conservarli per 6 anni in modo indistinto andrebbe nella direzione opposta di proteggere la privacy del nostro Paese e dei cittadini”.

La privacy, invece, si protegge, secondo Antonello Soro “se si utilizzano con equilibrio le raccolte dei dati, con l’utilizzo dell’investigatore che deve essere il motore, ossia quello che sa analizzare una quantità di dati e non semplicemente quello che interroga un computer per conoscere l’esito della propria attività. Non a caso, la Corte di giustizia ha costruito l’architrave del rapporto tra prevenzione, tecnologia e dignità proprio sul principio di proporzionalità tra esigenze investigative e protezione dati, al punto da mutare la stessa natura della Data Retention, da misura massiva in mezzo di ricerca della prova individualizzante (sentenza Tele2)”.

Il Garante per la privacy ha continuato: “Il ricorso alle nuove tecnologie per fini investigativi rischia il pericoloso scivolamento dallo Stato di diritto allo Stato di prevenzione. La strada da seguire, invece, crediamo sia quella di un Intelligence capace di operare una raccolta non a strascico, ma selettiva dei dati, governata dall’ineludibile fattore umano, in grado di dare senso e forma a masse d’informazioni altrimenti prive di significato”.

Antonello Soro ha poi così concluso: “La protezione dei dati in questa prospettiva si dimostra un insostituibile presidio di libertà, di prevalenza dello Stato di diritto sulla ragion di Stato, prendere sul serio questo diritto in ogni campo della vita privata e pubblica è la sfida che ci attende come Paese, come Autorità Garante per la protezione dei dati personali e come cittadini”.

I 20 anni dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali

 “A 20 anni dall’approvazione della legge italiana di tutela dei dati personali l’Autorità si dimostra indispensabile per mantenere ‘umano’ un tempo che rischia di diventare ostaggio di tecnologia e potere”: Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha iniziato così l’intervento che ha tenuto ieri al convegno Privacy digitale e protezione dei dati personali tra persona e mercato svoltosi a Firenze presso il Palazzo Incontri. “Oggigiorno la protezione dei dati personali da parte della PA e delle imprese non è ancora una conquista, ma un obiettivo che tutti contribuiamo a perseguire”, ha aggiunto Soro, per il quale “a circa 7 mesi dall’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla Data protection (GDPR) a maggio 2018, la nuova sfida è un riconoscimento universale del diritto alla protezione dei dati, quale primo presupposto di libertà nella società digitale”.

Terrorismo e web

Nell’intervento Antonello Soro ha toccato anche il tema terrorismo e web affermando: “Se è necessario impedire che la Rete diventi il principale mezzo di radicalizzazione è altrettanto doveroso escludere ogni forma di sistematico monitoraggio preventivo da parte del provider delle informazioni scambiate sul web, come ribadisce la recente normativa antiterrorismo (541/2017)”.  

Non delegare all’algoritmo la protezione della privacy

Un altro tema oggetto dell’intervento, durato circa 30 minuti, è stata la responsabilizzazione dei giganti del web con l’indice puntato con la supremazia dell’algoritmo. Per il Garante per la privacy: “La grande responsabilizzazione dei grandi protagonisti del web è certamente un processo positivo, una scelta ineludibile, ma dobbiamo ribadirlo con assoluta chiarezza, non si può assolutamente incoraggiare, con una comoda, quanto ingenua, delega all’algoritmo di funzioni squisitamente pubbliche, una marginalizzazione del ruolo dello Stato e delle Istituzioni democraticamente legittimate nella composizione di diritti e libertà. Questa è la sfida sia per i legislatori europei sia per le democrazie liberali di tutto il mondo”.

 

Big Data – proteggere i dati per proteggere le persone

Infine il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha posto l’attenzione sui Big Data. Antonello Soro ha affermato: “Dato che la vita online è reale allora anche ai fini della responsabilità giuridica, esattamente come quella offline, vanno protetti i dati che costituiscono la proiezione digitale delle nostre persone. Proteggere quei dati vuol dire proteggere la nostra persona, nella sua libertà, dignità e autonomia”.

Soro, in breve, ha fotografato efficacemente la società in cui viviamo: “Nell’economia digitale c’è la registrazione totale della vita, la ‘datificazione’ dell’esistenza. La cessione gratuita dei dati personali è la nuova fonte di ricavi impensabile per le grandi imprese del digitale, e l’incolmabile disparità di potere, non solo contrattuale, tra chi detiene i dati, di pressoché dell’intera popolazione mondiale, e chi cede quei dati per ottenere servizi, spesso essenziali, determina uno squilibrio nei rapporti sociali, istituzionali, politici persino ordinamentali”. “Dunque”, ha concluso il Garante “la protezione dei dati personali rischia di soggiacere agli imperativi del profitto del mercato e che, invece, deve essere garantita quale presupposto di libertà e autonomia, condizione necessaria del libero sviluppo della persona”.

 

Luigi Garofalo

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