il 30% degli utenti di rete ha mai eseguito un backup

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Perdere dati e informazioni è più facile di quanto si creda. Basta smarrire il proprio smartophone, il tablet o una videocamera, e all’improvviso non disponiamo più di informazioni che ci riguardano, che raccontano del nostro lavoro, dei nostri affetti, dei nostri progetti e dei nostri conti economici.

 

Ovviamente, la tecnologia stessa ci viene in aiuto e grazie al backup possiamo prevenire tali drammatici fatti, mettendo al riparo tutto il nostro mondo, che è un mondo fatto di dati.

Tecnicamente, il backup è una seconda copia di tutti i nostri file più importanti, come ad esempio, foto di famiglia, video, documenti di varia natura ed email.

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Invece di salvarli tutti in un unico posto, come spesso accadeva fino a qualche anno fa, come nel proprio computer, se ne fa una copia da un’altra parte (può essere il tradizionale ma ormai superato disco esterno, o il sempre più utilizzato modello cloud).

 

Sembra tutto facile, ma a guardare le statistiche oggi sappiamo che il 30% delle persone non ha mai fatto un backup e che la perdita di dati può avvenire in più modi ed in qualsiasi momento: il 29% degli incidenti accade in maniera del tutto casuale, ogni minuto 113 smartphone sono andati smarriti o sono stati rubati, un dispositivo elettronico su dieci è vittima di attacchi informatici.

 

Il prossimo 31 marzo si celebra in tutto il mondo il World Backup Day 2018, la Giornata mondiale dedicata all’informazione e l’approfondimento delle tecniche di backup.

I casi di perdita dei dati, come anticipato, sono molto frequenti: da un’indagine del 2017, sono stati 3,62 milioni gli incidenti che hanno coinvolto perdite di dati aziendali.

 

Affidare i propri dati a data center certificati, che offrono garanzie a livello di data security e conformità alle regolamentazioni in merito di trattamento e protezione del dato, è ormai un aspetto da cui non si può prescindere.

Discorso ancora più rilevante se si pensa che a breve entrerà in vigore il GDPR (General Data Protection Regulation), il nuovo Regolamento europeo relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali.

Il provvedimento preso dalla Commissione europea entrerà in vigore il prossimo 25 maggio: ogni azienda dovrà garantire ai clienti (se richiesto) l’accesso ai dati e adottare sistemi per memorizzare tali dati in modo sicuro, assicurandosi che non possano essere cancellati accidentalmente.

Ogni azienda dovrebbe, quindi, affidarsi a piani di disaster recovery e soluzioni di backup allo scopo di garantire integrità e ripristino dei dati in caso di eventuali guasti di archiviazione.

 

Al di fuori delle spese da sostenere per rispettare i parametri del GDPR, ce ne sono altre che comunque non possono essere evitate. La spesa cumulata per danni da data breach, a livello mondiale, sarà di circa 8.000 miliardi di dollari tra il 2018 ed il 2022, secondo quanto stimato di recente dal nuovo Report di Juniper Research: “Cybersecurity: mitigation strategies for financial services, operators, enterprise & IoT 2018-2022”.

 

La spesa in data loss prevenction (Dlp) supererà i 2.546 miliardi di dollari entro il 2023. L’insieme di tecniche e sistemi che identificano, monitorano e proteggono i dati relativi a singole persone, gruppi, imprese, enti pubblici ed altre tipologie di organizzazioni, è uno dei segmenti del mercato cybersecurity dedicato alle soluzioni tecnologiche e ai servizi per la sicurezza informatica con il maggiore tasso di crescita annuo, secondo quanto affermato in un nuovo studio Research and Markets, valutato attorno al 16% (Carg 2018-2023).

 

 

 

 

 

 

 

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