La Gran Bretagna prepara un attacco contro il regime di Assad, Russiagate, La Spagna avvia offensiva contro l’indipendentismo catalano nell’Ue

La premier Theresa May prepara la Gran Bretagna a partecipare a un attacco Usa contro il regime di Assad in Siria

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – La premier britannica, Theresa May, sembra aver messo da parte ogni reticenza e sta preparando la Gran Bretagna a partecipare a un eventuale attacco guidato dagli Stati Uniti contro il regime del presidente Assad in Siria: lo scrivono oggi, giovedi’ 12 aprile, tutti i principali giornali britannici. “The Times” in particolare spiega che la premier si sarebbe decisa dopo aver visionato nuove prove in base alle quali i servizi segreti britannici hanno confermato la responsabilita’ del regime di Assad nel bombardamento con armi chimiche sulla roccaforte dei ribelli siriani nella citta’ di Douma, che la scorsa settimana ha provocato un centinaio di vittime in maggioranza donne e bambini. Theresa May ha richiamato dalle vacanze i ministri del suo governo per una cruciale riunione che si terra’ oggi stesso a Londra e durante la quale saranno “presi in considerazone i prossimi passi”, come recita un comunicato ufficiale di Downng Street citato dal “Times”. Il giornale sostiene che la premier e’ ormai decisa anche a resistere alle richieste di quanti, in testa a tutti il leader del Partito laborista Jeremy Corbyn, vorrebbero che un’eventuale partecipazione della Gran Bretagna a un attacco contro in Siria venisse preventivamente sottoposta a un voto del Parlamento. L’opinione pubblica britannica sembra pero’ in maggioranza contraria a un tale intervento militare: lo rileva il “Times” citando un sondaggio secondo cui solo un quinto dei cittadini sarebbe a favore, mentre i due quinti si oppongono e il resto degli intervistati si e’ detto indeciso. Il giornale riferisce anche del timore, in caso di conflitto, che la base aerea militare di cui la Gran Bretagna dispone nell’isola di Cipro possa essere a rischio di rappresaglia da parte della Russia: il governo russo infatti ha minacciato di abbattere qualsiasi missile che fosse lanciato dall’Occidente contro la Siria di Assad. Il “Times” riporta le parole dell’ambasciatore della Russia in Libano, Alexander Zasypkin, il quale ha ribadito la minaccia gia’ espressa dal presidente russo Vladimir Putin: “se ci sara’ un attacco da parte degli stati Uniti” e dei suoi alleati, “i missili saranno abbattuti e saranno colpite le basi da cui quei missili sono stati lanciati”. Questa sarebbe “una vera e propria dichiarazione di guerra”, ha detto al “Times” il generale Sir Richard Barrons, ex capo di stato maggiore delle Forze armate britanniche. “Tentare di colpire navi e sottomarini e di abbattere aerei equivale a dichiarare guerra”, ha aggiunto. La Gran Bretagna potrebbe partecipare a un eventuale attacco in Siria, ricorda il giornale londinese, con gli otto cacciabombardieri “Tornado” stazionati nella base della Royal Air Force (RAF) di Akrotiri, a Cipro: armati di missili da crociera, quando sono in volo i “Tornado” sono protetti da sei caccia “Typhoon”, anch’essi di base nell’isola e dotati di missili anti-aerei.

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Brasile, pm chiedono di accelerare processo per corruzione a candidato alla presidenza

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Il pubblico ministero federale (Mpf) ha chiesto formalmente al vice-procuratore generale della Repubblica, Luciano Mariz Maia, che “rinviare il piu’ rapidamente possibile” ai giudici di primo grado l’indagine sull’ex governatore dello stato di San Paolo, Geraldo Alckmin, accusato da ex manager del gigante edile Odebrecht di essere beneficiario di fondi neri per la campagna elettorale. Una richiesta di urgenza, scrive quotidiano brasiliano “O Estado de S.Paulo”, motivata dalla successione di eventi legati alle scelte politiche del possibile indagato. Come previsto dalla legge elettorale brasiliana, Alckmin si e’ infatti appena dimesso dalla carica di governatore per poter concorrere alle elezioni presidenziali di ottobre Con le dimissioni, Alckmin ha perso il diritto al cosiddetto “foro privilegiato”, la norma che garantisce alle alte cariche istituzionali di essere giudicate solo dalla Corte suprema (Stf) e non dalla giustizia ordinaria. Tuttavia, in caso di vittoria elettorale alle presidenziali, Alckmin tornerebbe ad essere coperto dal “foro privilegiato”.

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“Russiagate”, monta la protesta di organizzazioni progressiste contro la minaccia di licenziare Mueller

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Diverse organizzazioni progressiste statunitensi si stanno mobilitando nel paese per scongiurare l’ipotesi che il presidente Donald Trump licenzi il procuratore speciale Robert Mueller a capo dell’inchiesta “Russiagate” che, oltre ad indagare su presunte interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali del 2016, sta analizzando anche possibili collusioni del Cremlino con la campagna elettorale dell’attuale presidente. Nel mirino di Trump ci sarebbe anche il viceprocuratore generale Rod Rosenstein, che sovrintende all’inchiesta. Al grido di “Nessuno e’ al di sopra della legge”, organizzazioni come MoveOn.org hanno annunciato 800 manifestazioni in tutto il paese e fanno appello ai parlamentari del Congresso affinche’ prendano in considerazione l’avvio del procedimento di messa in stato d’accusa (impeachment) nei confronti del presidente qualora procedesse a licenziare chi sta indagando. Il 10 aprile scorso la Casa Bianca aveva dichiarato che Trump ritiene sia “nei suoi poteri” licenziare Mueller. Intanto, pero’, il presidente repubblicano della commissione Giustizia del Senato statunitense, Chuck Grassley, ha ottenuto che l’organismo giovedi’ 12 aprile una proposta di legge bipartisan mirata a proteggere l’inchiesta e il procuratore speciale Robert Mueller che non potra’ essere licenziato senza giusta causa.

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Usa, Fed: a marzo fiducia in inflazione al 2 per cento in seguito a preoccupazioni per guerra commerciale

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Il verbale dell’ultimo incontro della Federal Reserve, Fed (la Banca centrale Usa), analizzato dal quotidiano “Wall Street Journal”, consegna una maggior fiducia della Banca nel raggiungimento di un’inflazione al 2 per cento nell’arco del prossimo anno e conferma il piano di aumento graduale dei tassi di interesse. Nella riunione del 20 e 21 marzo scorsi, le Autorita’ dell’Istituto centrale ritenevano che l’economia si sarebbe riscaldata o sarebbe cresciuta in modo insostenibile nei prossimi anni. La Fed e’ rimasta spiazzata dall’entita’ dei finanziamenti varati dal Congresso a febbraio scorso, andati oltre le previsioni formulate a gennaio. Se la Fed aveva gia’ previsto al rialzo le proiezioni di crescita in seguito al taglio delle tasse di fine 2017, pari a 1.500 miliardi di dollari, nella riunione di marzo si e’ vista costretta a riformulare le stime su crescita, occupazione e inflazione. Unanime e’ stato il giudizio sull’outlook per l’economia che ha acquistato solidita’, altrettanto concorde il giudizio sulle aspettative di un rialzo dell’inflazione nei prossimi mesi. Quanto ai tassi di interesse, la Fed ha previsto un aumento di due quarti di punto percentuale nel 2018 e tre nel 2019. L’ottimismo sulla prospettive di crescita e’ scemato, tuttavia, all’analisi di possibili guerre commerciali che per la maggioranza dei membri Fed destano preoccupazioni in termini di ritorsioni sull’economia statunitense, specialmente nel settore dell’agricoltura, “particolarmente vulnerabile”. E’ improbabile, conclude l’analisi del “Wsj”, che la Banca decida di innalzare i tassi di interesse nella prossima riunione di inizio maggio, gli investitori se lo aspettano piuttosto nell’incontro di giugno.

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Spagna, governo avvia offensiva contro l’indipendentismo catalano nell’Ue

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Il governo spagnolo ha deciso di lanciare un’offensiva diplomatica, guidata dal ministro degli Esteri Alfonso Dastis, che mira a persuadere l’opinione pubblica dell’Unione europea sulla necessita’ di un Spagna unita. Lo riferisce il quotidiano “La Vanguardia” che aggiunge come l’iniziativa sia stata ritenuta necessaria dall’esecutivo di Mariano Rajoy in seguito alla decisione del tribunale tedesco dello Schleswig-Holstein di non consegnare l’ex capo della Generalitat catalana Carles Puigdemont alla giustizia spagnola per il reato di ribellione. L’iniziativa di Madrid e’ rivolta specialmente all’opinione pubblica tedesca, una parte della quale ha applaudito alla decisione del tribunale regionale tedesco, ma anche ai paesi europei in generale, e come risultato di cio’, importanti personalita’ spagnole scrivono articoli in cui spiegano dai loro diversi punti di vista cosa e’ successo con il processo di indipendenza catalano. Il segretario di Stato dell’Ue, Jorge Toledo, che ha incontrato martedi’ numerosi ambasciatori, si riunira’ il prossimo 21 maggio con il resto dei rappresentanti diplomatici dei paesi dell’Ue. Nel frattempo il governo continua a inviare la documentazione e le informazioni relative alla situazione in Catalogna, chiedendo loro di avere piu’ contatti con i media e gli opinion leader spagnoli al fine di avere un’immagine completa di cio’ che sta accadendo “e non solo la versione degli indipendentisti”.

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Francia, il presidente dei Repubblicani costretto a rivedere la sua posizione euroscettica

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Il presidente dei Repubblicani, Laurent Wauquiez, e’ costretto a contenere il suo euroscetticismo. E’ quanto afferma “Le Monde”, spiegando che il leader della destra francese in passato si e’ piu’ volte distinto per le sue posizioni contro Bruxelles. Oggi, pero’, Wauquiez si ritrova alla guida di un partito “attaccato all’idea europea” e per questo dovra’ “misurare” la sua linea su questo tema. In un libro pubblicato nel 2014 dal titolo “Europa: bisogna cambiare tutto”, Wauquiez si lamentava delle “frontiere colabrodo” affermando che l’unica soluzione e’ “uscire da Schengen”. I pesi massimi dei Repubblicani si sono mostrati contrari a questa linea, considerando che “il partito non deve lasciarsi andare a un discorso euroscettico sfrenato”. Le elezioni europee del prossimo anno saranno un “test” fondamentale per Wauquiez, che potra’ verificare l’impatto della sua strategia. Tra le principali sfide ci sara’ quella di attirare gli elettori del Front National. Al di la’ del dibattito interno al partito, un discorso “duro” sull’immigrazione dovrebbe mettere tutti d’accordo. “Alle europee c’e’ la possibilita’ che sia il tema (centrale, ndr)” nota uno dei membri della dirigenza.

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Francia, l’operazione seduzione del presidente Macron

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese Emmanuel Macron interverra’ oggi al telegiornale delle 13:00 sul canale Tf1 per un’intervista, durante la quale rispondera’ a domande riguardanti l’ondata di proteste di questi ultimi giorni. Lo riporta la stampa transalpina, ricordando che domenica il capo dell’Eliseo sara’ in contemporanea su Bfmtv, Rmc e Mediapart. Secondo “Le Figaro” si tratta di una “operazione seduzione” preparata a ridosso del primo anniversario della sua elezione, mentre “Les Echos” parla di un “contrattacco” da parte del capo di Stato francese. Tra le categorie da riconquistare ci sono gli impiegati, gli operai e i pensionati. Recenti sondaggi hanno inoltre dimostrato un allontanamento anche da parte degli elettori di sinistra, come conseguenza di una “politica squilibrata”. “Le Monde” ricorda che fino ad oggi a linea di Macron si e’ basata su un relativo silenzio, in contrapposizione con la “presidenza chiacchierona” del suo predecessore, François Hollande. Nel corso di questi primi dodici mesi di presidenza, Macron e’ stato accusato piu’ volte di essere il “presidente delle citta’” a causa di un presunto disinteresse nei confronti delle zone rurali. “La ruralita’ e’ un’occasione” aveva comunque affermato l’attuale presidente durante la sua campagna elettorale.

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Siria, quale ruolo per la Germania?

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Il presidente statunitense Donald Trump ha twittato affermando che le relazioni russo-statunitensi sono oggi peggiori che mai, incluso il periodo della Guerra fredda. Ad aggravare la tensione, nei giorni scorsi, e’ stato il presunto attacco chimico in Siria, imputato da Washington al presidente Bashar al Assad, alleato di Mosca che Washington intende punire con una rappresaglia rmata. L’ambasciatore di Mosca in Libano, Alexander Zasipkin, ha detto che se gli Stati Uniti dovessero decidere di attaccare la Siria, la Russia intercetterebbe i missili e attaccherebbe gli obiettivi da cui sono stati lanciati. L’argomento e’ oggetto di discussione anche nella riunione di gabinetto del governo tedesco a Meseberg, dove lunedi’ e’ stato ospite il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Tuttavia, non e’ ancora chiaro come la Germania intenda rispondere al presunto attacco chimico, e soprattutto se intenda appoggiare militarmente una eventuale operazione statunitense. Si sa solo che il ministero degli Esteri sarebbe in stretto coordinamento con i partener e gli alleati. Legalmente, un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sarebbe in ogni caso necessario per la partecipazione a una missione di combattimento della Germania. Inoltre, il Bundestag dovrebbe autorizzare il coinvolgimento. Le Forze armate tedesche, scrive la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, hanno competenze che potrebbero portarle a svolgere un ruolo come parte di un’offensiva aerea e sarebbero disponibili ora o nel prossimo futuro nella regione. Attualmente Berlino schiera quattro aerei da combattimento Tornado nella base aeronautica giordana di Al Azrak. Da li’ vengono effettuate missioni di ricognizione nell’ambito dell’operazione anti-Isis “Inherent Resolve”. Altri due Tornado sono disponibili in Germania in qualsiasi momento. Inoltre vi e’ un Airbus A 310, che viene utilizzato per il rifornimento di carburante. “Der Spiegel” ha anche riferito, citando un documento confidenziale del ministero della Difesa di fine marzo, che gli aerei da guerra non possono partecipare a missioni della Nato a causa di problemi strutturali. Oltre ai Tornado in Giordania c’e’ una fregata della Marina che partecipa all’operazione “Sophia”. Sara’ presente sul posto fino alla fine di aprile. Un’altra fregata potrebbe raggiungerla in breve tempo.

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Alexander Dobrindt, “l’Islam non dovrebbe essere culturalmente influente per la Germania”

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Il leader cristiano sociale Alexander Dobrindt (Csu) ha riacceso i toni del dibattito sul ruolo dell’Islam in Germania. L’Islam non e’ “culturalmente influente per la Germania, e non dovrebbe esserlo”, ha ribadito il politico tedesco ai giornali del “Funke Mediengruppe”. “L’Islam non ha radici culturali in Germania e noi non abbiamo nulla in comune con la Sharia come sistema legale e con la nostra eredita’ ebraico-cristiana”. Valori come tolleranza, carita’ e liberta’ “non possono essere trovati nel mondo islamico”, ha aggiunto Dobrindt. Proprio l’assenza di questi valori fondamentali, ha affermato il politico, “e’ la ragione per cui cosi’ tante persone vogliono vivere con noi”. Allo stesso tempo, Dobrindt ha sottolineato che al mondo islamico manca quella forma di evoluzione che per il Cristianesimo e’ stato l’Illuminismo, con le sue ripercussioni positive sulla fede, la laicita’ giuridica e la coesione sociale. “Nessun paese islamico al mondo ha sviluppato una cultura democratica comparabile a quella dei paesi di tradizione cristiani”, ha rimarcato. Dobrindt ha anche elogiato il primo ministro ungherese Viktor Orban, che a suo dire ha dato un importante contributo all’applicazione della legge europea alle frontiere durante la crisi dei rifugiati. Nell’Unione di centrodestra tedesca convivono opinioni diverse sul ruolo dell’Islam e sull’approccio alla presenza musulmana in Germania. “I musulmani che vogliono integrarsi nella nostra societa’ fanno parte del nostro paese, ma l’Islam non appartiene alla Germania”, ha affermato il ministro dell’Interno federale, nonche’ leader della Csu, Horst Seehofer, da cui ha preso pero’ le distanze il cancelliere, la cristiano democratica Angela Merkel (Cdu).

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E’ stallo, l’Italia fatica a formare un governo

12 apr 11:01 – (Agenzia Nova) – Ruota di nuovo tutto attorno a lui, a Silvio Berlusconi: cosi’ il settimanale britannico “The Economist” presenta il difficile compito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel secondo giro di consultazioni tra i partiti che dovrebbe dare un governo all’Italia dopo le elezioni del 4 marzo scorso da cui non e’ emerso alcun chiaro vincitore. Berlusconi, secondo l’articolo del settimanale che cerca di fare il punto della situazione politica italiana, e’ ancora al centro delle fortune del paese, anche se non nel modo che lui stesso aveva sperato: ci si aspettava che dopo il voto potesse svolgere il ruolo di “king-maker”, e invece la sconfitta del suo partito Forza Italia e quella parallela del Partito democratico di centrosinistra ha fatto svanire le sue speranze di forgiare una coalizione di governo tra le due tradizionali forze politiche. Berlusconi invece ora si e’ tramutato nell’ostacolo che si frappone ad una possibile alleanza tra il Movimento 5 stelle (M5s) guidato da Luigi Di Maio e la Lega di Matteo Salvini, usciti vincitori dalle elezioni: Salvini e’ diventato il leader del centro-destra, che dal voto e’ uscita come la prima coalizione, e non intende rinunciare ai suoi alleati tra cui c’e’ appunto anche Forza Italia. Di Maio invece, leader del singolo partito piu’ votato a marzo, non vuole neppure parlare con Berlusconi e pretende che la Lega lo abbandoni al suo destino; e intanto corteggia il Pd sperando che si spacchi ed abbandoni la linea imposta dall’ex premier Matteo Renzi, il quale vorrebbe restare all’opposizione. Per il momento tutti restano sulle proprie posizioni: ma le cose potrebbero cambiare, soprattutto a destra, dopo le elezioni regionali che si terranno alla fine del mese in Friuli-Venezia Giulia ed in Molise. La possibili soluzione allo stallo politico in Italia dunque, secondo “The Economist”, dipendera’ da quale schieramento, la destra o la sinistra, si spacchera’ per primo. Se nulla di tutto cio’ dovesse accadere invece, il presidente Mattarella potrebbe varare un governo sostenuto da tutti i partiti con il compito di approvare una nuova legge elettorale in grado di garantire una chiara maggioranza e di portare l’Italia di nuovo alle urne.

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