No tax culture

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A cura di Stefano Monti

Egea editore

Data di pubblicazione: 2017

ISBN: 9788823814547

Pagine: 164

Prezzo: € 22,00

 

 

Come suggerisce il sottotitolo, questo testo, più che rappresentare un racconto dell’esistente, intende fornire una visione globale sui meccanismi attraverso i quali lo Stato può favorire lo sviluppo della cultura attraverso la crescita delle organizzazioni che a vario titolo partecipano alla creazione di beni e servizi culturali e creativi.

 

Grazie agli approfondimenti degli autori, il libro riesce a disegnare un percorso virtuoso che potrebbe favorire la nascita di nuove imprese, contribuire alla capitalizzazione del tessuto produttivo specifico, e migliorare, in generale, l’efficienza del sistema culturale italiano.

 

Soprattutto, il libro tenta di riportare un principio di equità all’interno di un settore che da un lato continua a percepire finanziamenti diretti spesso immotivati, e nei confronti del quale lo Stato agisce sprovvisto di qualunque tipo di logica unitaria.

 

Aliquote IVA differenziate in base al prodotto (dipinti o prodotti editoriali) o a seconda del rivenditore (privato o galleria), detassazioni crescenti in alcuni settori (come il cinema) e nessun tipo di previsione analoga per altri (teatro), lo scenario è semplicemente caotico e disomogeneo.

 

Ma non solo: in questo ginepraio di leggi, regolamenti, interpretazioni della agenzia delle entrate o della corte dei conti, si nasconde una delle prove più evidenti dell’inadeguatezza con la quale sinora lo Stato ha guardato allo sviluppo economico della cultura, privilegiando spesso i settori forti o i redditi più elevati a discapito dell’iniziativa privata.

 

Per quanto inimicale possa essere, il territorio delle politiche fiscali riesce a restituire un’immagine chiara di come un Paese interpreti la cultura. Alla base di tutto c’è un assunto: lo Stato attraverso finanziamenti diretti o indiretti privilegia, attraverso le politiche fiscali, lo sviluppo di settori che perseguono un interesse collettivo.

 

Con questa prospettiva, lo scenario culturale italiano è allarmante. Urge una riflessione seria e strategica per porre fine a delle azioni antidemocratiche ed elitistiche.

 

La presentazione del libro pertanto non ha il carattere classico di esposizione dei contenuti, ma ha al proprio centro un dibattito che permetta, a partire dai contenuti, di sviluppare, insieme ad interlocutori di alto profilo, una serie di idee e di proposte concrete attraverso le quali migliorare le condizioni di un settore economico che, caso alquanto anomalo all’interno degli scenari economici, a discapito dei trend di espansione, rimane tra i più fragili dal punto di vista strutturale.

 

Stefano Monti è professore incaricato di Gestione dei Beni Culturali presso la Pontificia Università Gregoriana e partner di Monti&Taft, società leader nell’advisory economico-finanziaria per le imprese culturali e creative. Editor e autore di numerose pubblicazioni legate all’economia della cultura, partecipa regolarmente a convegni sul tema e cerca, con forza, di introdurre un approccio realmente economico all’interno delle dinamiche culturali.

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