Pyongyang conferma agli Usa l’intenzione di negoziare la denuclearizzazione, Violenza di strada in Gran Bretagna, Scioperi in Francia

Corea del Nord, Pyongyang conferma agli Usa l’intenzione di negoziare la denuclearizzazione

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – La Corea del Nord ha comunicato agli Stati Uniti di voler discutere la denuclearizzazione della Penisola coreana in occasione dello storico summit tra i leader dei due paesi, in programma per la fine di maggio. Lo hanno riferito funzionari del governo Usa nella giornata di ieri. E’ la prima volta, riferiscono le fonti, che il Nord ha espresso direttamente al governo del presidente Usa Donald Trump la propria volonta’ di affrontare la questione della denuclearizzazione. Fonti della Casa Bianca citate dalla stampa Usa e giapponese affermano che nei giorni scorsi funzionari d’intelligence dei due paesi hanno tenuto colloqui in un paese terzo, intraprendendo i preparativi in vista dell’incontro tra i due capi di Stato. Attualmente sarebbe in fase di preparazione un incontro tra il capo della Central Intelligence Agency (Cia), Mike Pompeo, e la sua controparte nordcoreana. Stando all’emittente Usa Cnn, il regime nordcoreano spera di poter ospitare l’incontro tra Trump e Kim Jong-un a Pyongyang, ma il summit potrebbe tenersi anche a Ulan Bator, capitale della Mongolia. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato la scorsa settimana che la sua amministrazione manterra’ “a tutti i costi” la politica di “massimizzazione delle pressioni” adottata a carico della Corea del Nord, nonostante il leader nordcoreano, Kim Jong-un, abbia ribadito l’impegno a negoziare la denuclearizzazione alla fine del mese scorso, in occasione della sua inattesa visita a Pechino. Trump, che dovrebbe incontrare personalmente Kim alla fine di maggio, ha commentato tramite Twitter l’incontro tra il leader nordcoreano e il presidente cinese Xi Jinping. “Ho ricevuto un messaggio da Xi Jinping l’altra sera, che mi ha comunicato il buon esito dell’incontro con Kim Jng-un e che Kim e’ ansioso di incontrarmi. Nel frattempo, e purtroppo, le sanzioni e la pressione vanno mantenute al massimo livello e a tutti i costi”, ha scritto il presidente Usa.

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Rajoy in Argentina per sostenere le riforme di Macri

Algoritmi di Libertà, il nuovo libro di Michele Mezza

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – Il presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy e’ atteso nel tardo pomeriggio di oggi a Buenos Aires per una visita che dovrebbe confermare i rapporti tra la Spagna e l’Argentina, entrati in una nuova fase dopo la fine della presidenza di Cristina Fernandez de Kirchner. Ne parlano oggi i quotidiani spagnoli “Abc” ed “El Pais”, che specificano come il viaggio di Rajoy in Argentina durera’ fino all’11 aprile e, per espresso desiderio del presidente argentino Mauricio Macri, non si limitera’ ad atti cerimoniali ma riguardera’ anche e soprattutto la promozione di scambi commerciali e il sostegno al cambiamento politico nella regione del Sudamerica. Rajoy, aggiungono i quotidiani, viaggera’ con 60 uomini d’affari tra cui il capo dell’associazione dei datori di lavoro spagnola, Joan Rossel, e i leader di Abertis, ma non sono previsti grandi investimenti fino a quando l’economia argentina non si stabilizzera’. Nonostante la Spagna abbia perso peso politico ed economico in Argentina, ed abbia cessato di essere la prima potenza d’investimento con l’espropriazione della Repsol, rimane al secondo posto con aziende dominanti nei settori chiave delle telecomunicazioni, dell’energia, del sistema finanziario, della sicurezza, della tecnologia e delle autostrade.

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Nafta, aumentano pressioni del Congresso: i negoziatori del presidente Trump accelerano

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – I negoziatori statunitensi accelerano sulla revisione del Trattato di libero scambio con i paesi del Nord America (Nafta). Aumentano le pressioni da parte del Congresso in vista delle prossime scadenze. Lo riferisce il quotidiano “Wall Street Journal”, menzionando anche i poteri in campo commerciale del presidente Donald Trump. Le prossime settimane saranno decisive e gli esperti “stanno lavorando duramente”, ha fatto sapere lo scorso venerdi’ il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin. “E’ un tema attenzionato dal presidente che vuole rinegoziare l’accordo, tenendo fermi alcuni punti”, ha spiegato Mnuchin alla emittente “Cnbc”. Dall’avvio dei negoziati, lo scorso agosto, sono stati fatti pochi progressi per riformare l’accordo che risale a 24 anni fa. Il Canada e il Messico non hanno accettato alcune richieste degli Usa che sostengono indebolirebbero il Trattato. Lo scorso mese i tre paesi sono arrivati ad una svolta sulla regole in tema automobilistico, il cuore del Nafta. I principali negoziatori dell’amministrazione Usa hanno incontrato nei giorni scorsi le loro controparti per valutare un possibile accordo di principio in tempi brevi. Giovedi’ scorso lo stesso Trump aveva annunciato: “Penso che avremo qualcosa presto”, aggiungendo, pero’, “O lo facciamo come si deve, oppure lo interrompiamo”.

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Catalogna, Puigdemont: la giustizia tedesca mette in dubbio anche l’accusa di appropriazione indebita

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – Il tribunale dello Schleswig-Holstein, che la scorsa settimana ha negato l’estradizione di Carles Puigdemont in Spagna per il crimine di ribellione, sta mettendo in discussione anche l’accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici mossa dalla giustizia di Madrid all’ex presidente catalano. Lo riferisce oggi il quotidiano “La Vanguardia” che aggiunge come i giudici tedeschi abbiano chiesto alla Corte suprema spagnola di inviare ulteriori informazioni sul tema per poter prendere una decisione definitiva. “Per quanto riguarda l’imputazione di appropriazione indebita di fondi pubblici, quanto dichiarato nel mandato di arresto europeo emesso dalla Corte suprema il 23 marzo 2018, non soddisfa – almeno per ora – i requisiti dell’articolo 86 della legge sulla cooperazione internazionale su crimini penali (Irg nell’acronimo in tedesco), nemmeno con il sostegno del rapporto supplementare del giudice istruttore del 21 marzo 2018”, questo quanto si legge nella risoluzione alla quale il quotidiano ha avuto accesso.

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Gran Bretagna, nuovo piano contro la violenza di strada ma senza soldi extra ne’ piu’ agenti

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – Il ministro britannico dell’Interno, Amber Rudd, oggi lunedi’ 9 aprile presentera’ un nuovo piano per contrastare la crescente violenza nelle strade delle citta’ della Gran Bretagna, che dall’inizio dell’anno ha gia’ provocato 50 omicidi in gran parte legati allo spaccio di droga, soprattutto il “crack” (un sottoprodotto della cocaina, ndr): il piano, denominato “Serious Violence Strategy” (“Seria strategia contro la violenza”, ndr), tuttavia non prevede nuovi fondi per le forze dell’ordine ne’ l’arruolamento di un maggior numero di agenti di polizia; come riporta tra gli altri il quotidiano londinese “The Times”, il ministero dell’Interno attingera’ dal suo attuale bilancio i 40 milioni di sterline (circa 46 milioni di euro, ndr) destinati a rafforzare le capacita’ operative del Centro di coordinamenti antidroga e del Fondo di prevenzione per la gioventu’. La decisione di non stanziare nuovi significativi fondi per il contrasto allo spaccio di crack, che sta modificando il mercato illegale degli stupefacenti in Gran Bretagna ed ha gia’ innescato una spirale di violenze di strada, non ha mancato di provocare polemiche politiche: il Partito laborista in particolare accusa il governo conservatore di colpevole inazione e di aver ignorato le conclusioni di un rapporto interno della Polizia il cui contenuto e’ stato rivelato dal quotidiano progressista “The Guardian”: secondo tale rapporto, sarebbe stata proprio la mancanza di uomini e mezzi a costringere le forze dell’ordine a chiudere gli occhi davanti alla diffusione del crack nelle citta’ britanniche. La fondatezza di questa tesi e’ stata ammessa a denti stretti anche dal sottosegretario agli Interni Nick Hurd, che in un’intervista al programma radiofonico “Pienaar’s Politics” della rete “BBC Radio 5 Live” ha detto: “Sono categoricamente convinto che un rigoroso rispetto della legge e’ cruciale per la soluzione del problema; una presenza visibile, attiva e focalizzata della Polizia nelle strade aiuterebbe certamente. Purtroppo”, ha aggiunto il sottosegretario Nick Hurd, “attualmente gli organici non lo consentono”. Le sue parole, rimarca il “Times”, contraddicono le affermazioni del ministro Amber Rudd, secondo cui “non c’e’ alcuna prova a sostegno della tesi secondo cui la crescente violenza di strada sia da attribuire alla mancanza di risorse”. La “ministra-ombra” laborista Angela Rayner, citata dal “Guardian”, le ha ribattuto accusandola di “nascondere la testa nella sabbia”: “La ministra dell’Interno”, ha detto, “fa la finta tonta quando sostiene che aver tolto 21 mila agenti di polizia dalle strade in 10 anni non abbia nulla a che fare” con l’attuale ondata di violenza.

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Francia-Arabia Saudita, il principe bin Salman in visita a Parigi

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – Il principe saudita Mohammed bin Salman (Mbs) e’ arrivato ieri sera a Parigi per una visita di 48 ore, al termine della quale si rechera’ all’Eliseo per un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron. Lo riporta la stampa transalpina, sottolineando che questo viaggio si inscrive in una tourne’e internazionale che ha gia’ portato Mbs a Londra e negli Stati Uniti. L’Eliseo ha annunciato ieri in tarda serata che i due leader si sono gia’ incontrati per una cena privata al Louvre. “Le Figaro” scrive che il principe ha “optato per una maggiore discrezione in Francia”. Al termine dei colloqui con Macron di martedi’ sera dovrebbe essere concluso un “accordo di partenariato strategico”. Il quotidiano, pero’, si e’ procurato una nota redatta dal Ministero degli Esteri francese, dove si legge che “questa visita dovrebbe portare a un debole numero di contratti conclusi. La maggior parte delle firme riguardera’ accordi di intenzione non vincolanti”. “L’accento verra’ posto sulla cultura, il turismo gli investimenti del futuro e le nuove tecnologie” scrive “Libe’ration”, ricordando il progetto di cooperazione sullo sviluppo del sito archeologico e turistico di Al Ula. Secondo “Les Echos” i due leader dovranno “stabilire una relazione personale”. Il tema del nucleare iraniano resta uno dei punti di divergenza piu’ forti, insieme a quelli riguardante le crisi in Siria e nello Yemen.

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Francia, continuano gli scioperi dei ferrovieri

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – Continuano in Francia gli scioperi dei lavoratori del settore ferroviario. Lo riporta la stampa francese, unanime nel giudicare le negoziazioni con il governo bloccate in un’impasse dalla quale sara’ difficile uscire. Secondo “Les Echos” si tratta di un “dialogo tra sordi”. Il quotidiano economico giudica “cruciale” il ruolo dell’opinione pubblica in questo dibattito. Secondo un sondaggio pubblicato domenica dal “Journal de Dimanche”, il 62 per cento dei francesi vuole che il governo porti a termine il progetto di riforma. Il sindacato della Cgt ha evocato a possibilita’ di prolungare lo sciopero “al di la’ del mese di giugno”. “Libe’ration” ricorda che il governo potrebbe far adottare il testo “grazie agli emendamenti e alla sua maggioranza in Parlamento”. Dinnanzi a questa mobilitazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha deciso di “scendere nell’arena”, annunciando un intervento al telegiornale di Tf1 per giovedi’ alle 13:00. “Il capo di Stato si rivolgera’ per un’ora ai francesi piu’ scettici sulle riforme che lancera’” scrive “Le Figaro”, sottolineando che la messa in scena sara’ particolarmente “curata” dall’Eliseo. Il premier Edouard Philippe ha spostato il suo viaggio nel Mali per seguire l’evoluzione della situazione.

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Germania, perquisiti appartamenti dello stragista di Muenster

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – Il ministro dell’Interno del Nord Reno-Vestfalia (Nrv), il cristiano democratico Herbert Reul (Cdu), ha confermato le precedenti informazioni sull’autore della strage di Muenster, che ha causato oltre venti feriti e due morti ne lfine settimana. Il responsabile, che si e’ scagliato sulla folla con un autoveicolo, risulterebbe essere un uomo originario della Germania, Jens R. (48 anni), e non un rifugiato. Le indagini sono in corso e sono lungi dal chiarire le dinamiche e le motivazioni dell’uomo, che sarebbe uno squilibrato. “Siamo lontani dall’aver finito. Ora la parola spetta agli investigatori”, ha specificato il politico della Cdu. La polizia e i pubblici ministeri non hanno finora alcuna prova di un background politico dell’assassino, nonostante indiscrezioni riguardanti una sua prossimita’ ad ambienti della destra anarchica. Jens R. era gia’ noto alla polizia perche’ tra il 2015 e il 2016 era gia’ comparso davanti al procuratore di Arnsberg per minaccia, danni alla proprieta’ e truffa. Gli inquirenti hanno perquisito nella notte fra sabato e domenica gli appartamenti dell’uomo, come riferito dal capo della polizia di Munster, Hans-Joachim Kuhlisch. “Con quattro appartamenti, due nella Germania Orientale e due a Muenster, non possiamo ancora escludere di rinvenire referti utili alle indagini”, ha spiegato Kuhlisch. Per il momento negli appartamenti perquisiti sono state rinvenute delle bombole di gas e delle taniche. Il ministro dell’Interno Reul ha ringraziato il ministro federale dell’Interno, il cristiano sociale Horst Seehofer (Csu) per la richiesta alle autorita’ di riferire solamente fatti, e non speculazioni. Il ministro del Nrv ha sottolineato che al momento del crimine una pattuglia della polizia era molto vicina. Cio’ dimostra che “la polizia locale non e’ completamente inutile, ma estremamente preziosa.” Il ministro Seehofer, da parte sua, ha elogiato la polizia e i soccorritori che hanno “lavorato in modo assolutamente professionale”. L’incidente dimostra ancora una volta che sfortunatamente non esiste la sicurezza assoluta, e che la messa in sicurezza di strade e piazze e’ fra gli ostacoli piu’ concreti, ha aggiunto Reul. Chiaramente la presenza della polizia nelle strade e’ importante, ha sottolineato il ministro.

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Il Mes incontra resistenza fra alcuni Stati dell’Unione

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – “Il completamento dell’unione bancaria e’ sia possibile che necessario”, aveva annunciato il presidente del Consiglio della Ue Donald Tusk a dicembre dello scorso anno. I ministri delle Finanze dell’area euro avrebbero raggiunto un “ampio accordo” e i capi di governo avrebbero approvato il progetto il prossimo giugno. L’annuncio, pero’, si e’ rivelato prematuro. L’Ue sconta resistenze da parte di diversi paesi e problemi procedurali. Questo e’ quanto ha sottolineato domenica scorsa il capo tedesco del fondo europeo di risoluzione delle banche, Elke Koenig. Il Meccanismo europeo di stabilita’ (Mes) non potrebbe infatti garantire il volume di miliardi di euro richiesti per la necessaria copertura, a meno dell’assenso da parte di almeno 19 ministri delle finanze europei. Il capo del Mes, Klaus Regling, puo’ erogare un prestito solo se approvato all’unanimita’ da tutti e 19 i ministri e dai parlamenti di alcuni Stati membri come il Bundestag. La Germania, in particolare, e’ contraria al Fondo comune, nonostante il parere favorevole dato nel 2014 dalla Corte costituzionale federale all’adesione al Mes da parte del Bundestag. Oltre alla Germania sembrano contrari la Finlandia, gli Stati baltici, l’Olanda, l’Austria e il Belgio. Tutti sono d’accordo nel richiedere che i bilanci delle banche dell’Europa meridionale siano prima risanati. Inoltre, questo gruppo di paesi richiede un insieme di regole per poter imporre ai creditori degli Stati sovra-indebitati di accollarsi i costi. Nell’Europa meridionale, e in particolare in Italia, scrive “Handelsblatt”, tali richieste vengono accolte con feroce opposizione.

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Crescono i timori che l’Italia si stia avviando verso un “momento Syriza”

09 apr 10:57 – (Agenzia Nova) – L’Italia si sta inesorabilmente avviando verso un “momento Syriza”, cioe’ una spaventosa crisi del debito, del settore bancario e della circolazione della moneta come quella che nel 2015 quasi spazzo’ via la Grecia dall’eurozona? Questa domanda era nella mente di tutti i partecipanti al Forum Ambrosetti svoltosi sul Lago di Como alla fine della scorsa settimana, scrive l’opinionista Tony Barber del “Financial Times”, secondo il quale l’impaziente retorica euroscettica e le proposte politiche del Movimento 5 stelle (M5s) e della Lega richiamano l’insistente rifiuto dell’ortodossia fiscale ed economica dell’eurozona che caratterizzo’ i primi sei mesi al potere del partito greco Syriza. Per diverse settimane, scrive Barber, non si sapra’ chi formera’ il prossimo governo in Italia ne’ quanto restera’ al potere; chi spera che il prossimo sara’ solo un governo di breve durata che in poco tempo porti il paese a nuove elezioni con una nuova legge elettorale, ricorda il giornalista britannico, dimentica la storia post-1945 dell’Italia: e’ vero che a Roma si sono alternati oltre sessanta governi, ma ci sono state solo 18 elezioni e nessuna legislatura e’ durata meno di due anni. Quindi lo scenario considerato meno desiderabile dal punto di vista dei governi degli altri paesi dell’eurozona e degli investitori finanziari, e cioe’ una coalizione M5s-Lega, e’ ora piu’ probabile di quanto fosse prima delle elezioni. Secondo il quotidiano economico della City di Londra, nel breve periodo questa ipotesi non dovrebbe rappresentare un grave rischio per la stabilita’ finanziaria dell’Italia e dell’eurozona; ciononostante il rischio esiste: un governo M5s-Lega potrebbe ribaltare le recenti riforme economiche e far aumentare il deficit statale proprio mentre la Banca centrale europea stara’ progressivamente chiudendo il suo programma di “quantitative easing” che tanto ha aiutato l’Italia a raddrizzare i suoi conti pubblici. A quel punto, conclude il commentatore del “Financial Times”, magari alla fine del 2019 o alla meta’ del 2020, l’eurozona si trovera’ a dover constatare la verita’ del vecchio adagio secondo cui i mercati finanziari restano calmi solo fino a quando non lo sono piu’.

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