Test missilistico intercontinentale della Corea del Nord, Riforma fiscale USA nelle mani di McCain, Brexit

La Corea del Nord effettua il test di un missile intercontinentale

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – La Corea del Nord ha rivendicato oggi il successo del suo ultimo test balistico. L’emittente televisiva di Stato nordcoreana ha annunciato che il regime ha collaudato il prototipo di un nuovo missile balistico intercontinentale, denominato “Hwasong 15”, in grado di colpire l’intero territorio nazionale degli Stati Uniti. Stando agli organi di regime, Pyongyang intende affermarsi come potenza nucleare “responsabile”. “Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, ha annunciato che il paese ha realizzato la sua grande ambizione storica di completare la forza nucleare dello Stato”, recita il comunicato diffuso dai media del regime. I dati rilevati da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud confermano che il missile e’ il piu’ potente mai testato da Pyongyang: ha raggiunto una altitudine di 4.475 chilometri, piu’ di 10 volte quella della Stazione spaziale internazionale, e percorso una distanza di 950 chilometri in linea d’aria nell’arco di 53 minuti. La Corea del Nord ha effettuato il lancio di un missile balistico a lungo raggio nelle prime ore di questa mattina, interrompendo bruscamente una pausa di circa 10 settimane dalle provocazioni armate di quel regime. Stando alle prime informazioni diffuse dal Pentagono e dal ministero della Difesa giapponese, il missile e’ stato lanciato da Sain Ni, in Corea del Nord, e si e’ inabissato 53 minuti piu’ tardi nel mar del Giappone a circa 370 chilometri nautici (200 miglia nautiche) dalla costa del Giappone. Secondo la Difesa della Corea del Sud, il missile lanciato da Pyongyang e’ un missile balistico intercontinentale (Icbm) Hwasong 14, simile a quello lanciato nel mar del Giappone lo scorso luglio. Il missile ha raggiunto una altitudine massima di 4 mila chilometri e percorso una distanza di circa mille chilometri.Il ministro della Difesa giapponese, Itsunori Onodera, ha riferito che il missile si e’ suddiviso in piu’ parti durante la fase terminale del suo volo, e non e’ dunque da escludere che Pyongyang abbia testato un vettore a testate multiple indipendenti (Mirv).

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Usa, la vittoria della riforma fiscale dei repubblicani ancora una volta nella mani del senatore McCain

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – Il senatore repubblicano John McCain e’ ancora una volta al centro della scena politica, questa volta sul fronte delle tasse. Potrebbe infatti mettersi di traverso al progetto fiscale del presidente Donald Trump e decidere di votare contro la riforma che dovrebbe terminare il suo passaggio in Senato questa settimana. McCain aveva gia’ affondato il piano di Trump di smantellare la riforma sanitaria del suo predecessore, Barack Obama. Nei giorni scorsi, secondo la ricostruzione del quotidiano “New York Times”, il senatore non si era voluto sbilanciare sulla riforma del fisco, accennando solo che alcuni aspetti non lo convincevano. I senatori del Partito repubblicano (Gop) non possono, pero’, stare tranquilli. McCain non e’ nuovo a voti contrari sui tagli alle tasse, lo fece gia’ con l’ex presidente George W. Bush criticando il fatto che i tagli erano a solo vantaggio dei ricchi, l’obiezione che da piu’ parti, anche repubblicane, arriva nei confronti della riforma Trump. Un altro punto che lo vede fortemente critico e l’aumento del deficit che la riforma comporterebbe, 1,5 trilioni di dollari in dieci anni. La maggioranza repubblicana in Senato non si puo’ permettere di perdere piu’ di due voti tra i suoi o andrebbe sotto. Nel 2000, quando corse per la prima volta per la Casa Bianca, McCain si presento’ come il candidato della responsabilita’ fiscale. Il pilastro del suo impegno politico resta, poi, la spesa militare, che ritiene una priorita’ e che teme possa essere pesantemente intaccata dai forti tagli fiscali.

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Usa, leader Democratici al Congresso rifiutano di incontrare il presidente Trump sul capitolo spesa pubblica

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – I parlamentari del Partito democratico statunitense non hanno voluto incontrare oggi il presidente Donald Trump, sostenendo che preferiscono negoziare direttamente con i loro colleghi del Partito repubblicano (Gop) per evitare il blocco delle attivita’ amministrative per il mancato accordo nel Congresso. Lo riferisce il quotidiano “Washington Post”. I leader democratici di Senato e Camera dei rappresentanti Charles Schumer e Nancy Pelosi hanno preso la decisione in seguito ad un tweet di Trump che annunciava che non si sarebbe piegato alle richieste dei democratici. I due parlamentari hanno difeso la loro decisione sostenendo che si sarebbe trattato di un incontro farsa che non avrebbe prodotto nessun accordo e che era meglio parlare con i loro omologhi Gop, Mitch McConnell e Paul Ryan per raggiungere una soluzione bipartisan. Al centro del fallito colloquio con Trump, il possibile accordo sulla spesa pubblica, che certo partiva in salita. I repubblicani vogliono innalzare l’attuale tetto alle spese per la difesa (549 miliardi) ad oltre 600 miliardi di dollari, a fronte del quale i democratici chiedono un proporzionato aumento della spesa restante, soprattutto sul fronte immigrazione.

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Spagna, Bbva vende a Cerberus l’80 per cento dell’attivita’ immobiliare

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – Il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Bbva), gruppo bancario multinazionale spagnolo con sede a Bilbao, vendera’ alla statunitense Cerberus Capital Managment (Cerberus) l’80 per cento della propria attivita’ immobiliare per circa 4 miliardi di euro. Questo quanto annunciato oggi dalla National Securities Market Commission (Cnmv). La Bbva ha sottolineato come l’operazione riduca quasi del tutto l’esposizione della banca al patrimonio immobiliare. La notizia e’ stata riportata oggi dal quotidiano spagnolo “El Pais” e dall’economico “Expansion”, che precisano come il gruppo presieduto da Francisco Gonzalez abbia raggiunto un accordo con una societa’ affiliata della Cerberus per creare una joint venture di attivita’ nel settore immobiliare in Spagna. La Bbva intende infatti concentrare il proprio core business sul settore bancario.

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Due socialisti favoriti per la guida dell’Eurogruppo

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – Due esponenti socialisti dell’Europa del Sud sono in corsa per la successione all’olandese Jeroen Dijsselbloem alla guida dell’Eurogruppo dei ministri delle Finanze: il portoghese Ma’rio Centeno e l’italiano Pier Carlo Padoan sarebbero i favoriti secondo il quotidiano britannico “The Financial Times”, che cita anche lo slovacco Peter Kazimir come un candidato di compromesso. La presidenza dell’Eurogruppo, ricorda il giornale, e’ una delle piu’ importanti figure dell’Unione Europea: formalmente il suo ruolo e’ solo quello di presiedere le riunioni dei ministri delle Finanze dei 19 paesi dell’Eurozona; ma in pratica ha il potere di favorire gli accordi su questioni cruciali che vanno dai fallimenti bancari alle riforme economiche. Il termine per la presentazione delle candidature e’ fissato per domani giovedi’ 30 novembre e il successore di Dijsselbloem sara’ votato lunedi’ 4 gennaio. Le capitali europee vorrebbero evitare una votazione caotica ed i leader di governo probabilmente ne discuteranno a margine del vertice Ue-Africa che inizia oggi in Costa d’Avorio. La corsa per la presidenza dell’Eurogruppo ha avuto una svolta con la decisione del gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) al Parlamento di Strasburgo di non presentare propri candidati: i ministri delle Finanze: cio’ significa che i ministri delle Finanze di centro-destra potranno gettare tutto il proprio peso su un singolo rappresentante del Partito socialista europeo (Pse) di centrosinistra. Padoan, sottolinea il “Financial Times”, e’ l’ex capo economista dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (Ocde) ed e’ molto rispettato per la sua esperienza: “Ha tutte le qualita’ per essere un buon capo dell’Eurogruppo”, ha detto i commissario Ue all’Economia, il francese Pierre Moscovici; “ha esperienza, e’ il ministro di un paese importante ed e’ un eccellente economista”. Le sue chance tuttavia potrebbero essere danneggiate dal fatto che l’Italia e’ avviata verso le elezioni politiche e che quindi in primavera lui potrebbe perdere la carica ministeriale a Roma; secondo il giornale britannico un altro fattore che potrebbe giocare contro la scelta di Padoan e’ il predominio dell’Italia nei posti di prestigio dell’Ue, inclusa la presidenza della Banca centrale europea (Bce).

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La Gran Bretana dovra’ pagare per decenni il “conto della Brexit”

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – I negoziatori di Gran Bretagna ed Unione Europea hanno raggiunto un accordo sul cosiddetto “conto della Brexit”, aprendo la strada ad un possibile sblocco delle trattative sui futuri rapporti dopo il divorzio gia’ al vertice Ue dei capi di Stato e di governo che si terra’ il 15-16 dicembre. La notizia viene data oggi mercoledi’ 29 novembre in apertura sulle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani britannici, secondo cui la premier Theresa May si e’ sostanzialmente piegata alle richieste finanziarie dell’Europa: la Gran Bretagna, sottolinea in particolare il giornale londinese “The Times”, per i prossimi decenni paghera’ miliardi di sterline per il conto del divorzio dall’Ue. Le fonti diplomatiche a Bruxelles confermano che e’ stato raggiunto un accordo di principio secondo cui il governo britannico accetta di pagare una somma compresa tra i 45 ed i 55 miliardi di euro: non si trattera’ pero’ di un unico versamento, ma di un impegno finanziario per un periodo che potrebbe arrivare fino a 40 anni. Insomma, un pagamento rateale “man mano che le fatture da pagare saranno presentate”: sono queste le precise parole che la premier May dovra’ pronunciare nel cruciale incontro che avra’ lunedi’ prossimo 4 dicembre con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per ottenere in cambio l’assenso dei 27 a far progredire le discussioni sui futuri rapporti commerciali Gb-Ue; tale formulazione dovrebbe essere sufficiente a garantire a Bruxelles che non ci saranno buchi nel finanziamento dei progetti gia’ avviati, anche senza che l’esatto ammontare del “conto della Brexit” venga specificato a questo stadio dei negoziati. L’accordo raggiunto pero’ verosimilmente provochera’ feroci polemiche a Londra, soprattutto da parte degli euroscettici: in particolare il “Times” sottolinea come il pagamento del “conto della Brexit” rendera’ irrealistica la promessa di liberare risorse a favore del National Health Service (NHS, il Servizio sanitario nazionale britannico; ndr), da loro fatta nella campagna per il referendum del giugno 2016. L’attuale ministro degli Esteri, Boris Johnson, ed il ministro alle Comunita’, Michael Gove, si erano infatti azzardati, come ricorda il “Times”, a citare la somma di 350 milioni di sterline a settimana (quasi 400 milioni di euro, ndr) che il paese avrebbe potuto risparmiare dopo la Brexit: un ammontare che, a loro dire, sarebbe stato sufficiente a coprire i buchi della disastsrata sanita’ pubbica britannica.

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Francia, la battaglia di Macron contro il glifosato

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – “Libe’ration” parla della promessa fatta dal presidente Emmanuel Macron di vietare il glifosato in Francia entro il 2020, nonostante Bruxelles abbia deciso di prolungarne l’utilizzo per i prossimi cinque anni. Il quotidiano si chiede se il capo dell’Eliseo potra’ mantenere la sua promessa. La legge sulla transizione ecologica del 2015 gia’ prevede una restrizione sull’utilizzo del prodotto da attuare entro il 2019. Il sindacato degli agricoltori Fnsea promette battaglia, deciso ad arrivare in tribunale se il governo continuera’ in questo senso. “Les Echos” sottolinea che la collera del settore deriva dalle preoccupazioni sulla concorrenza internazionale. “Il presidente ci chiede di essere competitivi mentre ci mette in difficolta’ introducendo delle distorsioni della concorrenza fra agricoltori francesi e concorrenti europei” afferma Olivier Dauger, amministratore della Fnsea. Il quotidiano si chiede se Macron riuscira’ a resistere alle proteste. La Fnsea minaccia di bloccare le strade con una serie di manifestazioni. Nonostante questo, l’opinione pubblica e’ largamente favorevole al divieto di utilizzare il glifosato: il 79 per cento dei francesi sono d’accordo con la decisione del loro presidente.

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Ue-Africa, presidente francese Macron evoca l’impegno dell’Europa in Africa

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – Il presidente Emmanuel Macron “vuole un’Europa piu’ impegnata in Africa”. Cosi’ titola “Le Figaro” in prima pagina in merito all’intervento de capo dell’Eliseo al summit Africa-Europa previsto per oggi ad Abidjan, in Costa d’avorio. Nel corso del suo discorso tenuto ieri all’universita’ di Ouagadougou, Macron ha presentato una visione rinnovata delle relazioni tra Francia e Africa, con un nuovo partenariato aperto sull’Europa e basato sulla gioventu’”. Il presidente francese ha affermato di “non voler dare lezioni” all’Africa e che “non c’e’ una politica africana della Francia”. Secondo “Les Echos” Macron si considera “immune contro ogni sindrome post coloniale”. Il leader francese ha risposto alle domande degli studenti, mentre altri giovani hanno manifestato per denunciare “l’imperialismo francese”. Sulla cooperazione industriale, l’obiettivo e’ quello di creare “un partenariato esemplare”. “la Francia non investira’ piu’ per partecipare alla corruzione organizzata” ha aggiunto i presidente, che ha parlato di finanziamenti alle formazioni professionali e di aiuti agli impieghi locali. Con un chiaro riferimento alla Cina, Macron ha invitato i suoi interlocutori a evitare di “versare miliardi senza partecipare allo sviluppo locale”.

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Vertice Ue-Unione africana, sviluppo economico per contrastare il fenomeno migratorio

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – Il vertice congiunto tra l’Unione africana e l’Europa in Costa d’Avorio ha al centro i temi dello sviluppo economico e sociale. In Europa milioni di giovani africani pronti ad emigrare sono visti come una potenziale minaccia. In Africa sono migliaia le persone in cerca di fortuna che meditano di intraprendere il viaggio verso l’Europa, e tanto l’Unione europea che la Germania hanno capito che l’Europa sara’ nelle loro menti, nelle loro conversazioni e nei loro sogni sino a quando non potranno realizzare questi ultimi nei loro paesi. Il ministro per lo Sviluppo Gerhard Mueller ha focalizzato la sua attenzione sul “piano Marshall” per l’Africa proposto dalla Germania. La compassione e’ positiva, ha detto il ministro, ma l’approccio piu’ efficace sarebbe quello che guarda al Continente nero come un mercato. L’Africa, ha detto il ministro, ha bisogno di meno aiuti allo sviluppo e assistenzialismo e di piu’ capitalismo, di maggiori investimenti produttivi e meno elemosine. La politica, pero’, puo’ fornire in questo senso soltanto un indirizzo; spetterebbe poi agli attori economici privati attivarsi, e in questo senso – scrive la “Sueddeutsche Zeitung – e’ lecito chiedersi perche’ l’economia tedesca paia cosi’ disinteressata all’Africa. Perche’, si domanda il quotidiano, a Deutsche Bahn e’ coinvolta nella consegna dei pacchi in Finlandia Nord-occidentale, ma non offre nuove linee ferroviarie all’Etiopia? Perche’ Volkswagen ha quasi abbandonato il continente e lo ha lasciato ai giapponesi e ai cinesi, che vi vendono centinaia di migliaia di minibus calibrati sulla domanda del mercato africano? Perche’ Deutsche Telekom guarda come la concorrenza si divide i miliardi dei mercati della comunicazione mobile? L’economia europea, scrive il quotidiano, ha la tendenza a guardare all’Africa come a una fonte esclusiva di problemi, e non di opportunita’. Se la borghesia sveva apre una fabbrica in Vietnam, puo’ vantarsene nei tennis club. Questo sarebbe possibile anche in Africa. Sarebbe insomma necessario, secondo il quotidiano, un mutamento di atteggiamento e un maggiore coraggio imprenditoriale.

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Germania, l’Spd contesta la decisione del governo di schierarsi in favore del glifosato

29 nov 11:00 – (Agenzia Nova) – La decisione del ministro tedesco dell’Agricoltura, il cristiano sociale Christian Schmidtt (Csu), di appoggiare la proroga europea all’impiego dell’erbicida glifosato durante la votazione di lunedi’ sera a Bruxelles, pesa come un macigno sui tentativi di dialogo tra l’Unione di centrodestra e i Socialdemocratici (Spd) formare una nuova coalizione di governo. Il ministro dell’Ambiente, la socialdemocratica Barbara Hendricks, aveva espresso la totale contrarieta’ sua e del suo partito a prorogare per cinque anni l’autorizzazione all’impiego dell’erbicida nocivo. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel (Cdu), ha criticato a sua volta la decisione del ministro dell’Agricoltura, sostenendo che quest’ultima e’ stata assunta a sua insaputa. Il cancelliere, pero’, e’ stato smentito dalle indiscrezioni diffuse da “Wdr” e “Ndr”, oltre che della “Sueddeutsche Zeitung”, secondo cui l’Unione di centrodestra avrebbe deciso gia’ da tempo di dare il via libera al glifosato in sede europea, ignorando gli alleati dell’Spd. Molto probabilmente ne era al corrente anche il capo della Csu Horst Seehofer, secondo quanto riportato dall’agenzia tedesca “Dpa”. Johannes Kahrs, deputato e portavoce per l’ala conservatrice dell’Spd, ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla “Faz.net” che la decisione di Schmidt e’ stata un grave errore “e che sara’ costosa”. In vista delle trattative per la formazione del nuovo governo. Carsten Schneider, primo segretario del gruppo parlamentare dei socialdemocratici, ha dichiarato al quotidiano che ci sono anche dubbi circa l’autorita’ del cancelliere. “La perdita di autorita’ del cancelliere e’ diventata tangibile e danneggia la fiducia e la cooperazione nel governo federale. A quanto pare l’Ufficio del cancelliere non e’ attualmente in grado di esercitare le sue funzioni”. Cio’, sostiene Schneider, indebolisce la credibilita’ della Germania anche a livello internazionale. Critiche sono arrivate anche dal vice-presidente dell’Spd, Ralf Stegner. Anche il ministro federale dell’ambiente Hendricks ritiene che il rimprovero pubblico di Schmidt da parte del cancelliere non abbia certo risolto la questione. Sebbene Schmidt abbia “tentato di scusarsi con lei, abbiamo bisogno di un provvedimento che rafforzi la fiducia”, ha affermato la politica dell’Spd, senza precisare se il suo fosse un invito alle dimissioni di Schmidt.

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