Tim, al vaglio spin-off della rete. Nuovi contenuti da Mediaset

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Nei prossimi mesi Tim continuerà “a vagliare le diverse ipotesi per stabilire se la separazione della rete sia necessaria per rispondere agli input delle istituzioni e per creare valore”. Lo scrive l’azienda in una nota, dopo il Cda di ieri per discutere il piano industriale 2018-2020 e approvare il budget preliminare per il 2018, confermando così che l’ipotesi dello spin off della rete è sul tavolo e che la presentazione dell’amministratore delegato Amos Genish ha trattato, tra le altre cose, “i diversi modelli di separazione della rete fissa di accesso, confrontandoli con altre esperienze internazionali”. L’ad con ogni probabilità presenterà l’esito dell’esplorazione in corso sulla rete non prima del Cda del prossimo 6 marzo, quando l’azienda presenterà il nuovo piano industriale.

L’apertura ufficiale di Tim all’ipotesi di spin-off della rete, un asset valutato intorno ai 15 miliardi dall’azienda, conferma le voci secondo cui Tim starebbe seriamente valutando l’ipotesi di separazione del network con il mantenimento di una quota di minoranza. Un’operazione che con la contestuale quotazione della nuova entità sarebbe certamente proficua per le casse dell’azienda, che però non sembra avere alcuna fretta di muoversi in questo senso.

D’altra parte il presidente Arnaud De Puyfotnaine e l’amministratore delegato Amos Genish si sono mostrati entrambi aperti a considerare questa soluzione caldeggiata dal Governo, in particolare dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ma anche dal presidente del Pd Matteo Orfini.

In particolare Genish ha detto il mese scorso che Tim vuole mantenere il controllo della rete, considerata strategica, ma non necessariamente con una quota del 100%. Anche nell’incontro con i sindacati, l’amministratore delegato di Tim ha poi detto che dal punto di vista regolatorio l’azienda non vede nell’immediato alcuna ragione di separare la rete dal resto del gruppo.

Secondo fonti anonime citate da Reuters, Tim starebbe prendendo tempo sulla rete, su cui non ci sarà nessuna decisione prima delle elezioni politiche attese per maggio 2018 che potrebbero risultare in un cambio di Governo.

Il Governo Gentiloni a più riprese ha espresso preoccupazione sul “controllo di fatto” (secondo la Consob) e la crescente influenza di Vivendi, che detiene il 24%, sulla rete Tim, un asset di interesse nazionale sul quale peraltro ha esercitato i poteri speciali con l’esercizio del golden power. Dal canto suo, Agcom ha annunciato che prenderà una decisione sui rimedi per garantire l’apertura e la neutralità della rete Tim entro la metà del prossimo anno (quindi, presumibilmente dopo le elezioni). Un’ipotesi è che l’Autorità imponga a Tim la creazione di una società separata della rete, pur mantenendone il controllo legale.

Nel suo comunicato di ieri, Tim ha inoltre annunciato che proseguono le trattative per chiudere un nuovo e completo accordo pluriennale con il Gruppo Mediaset per mettere a disposizione dei clienti Tim i migliori contenuti lineari, i film, le serie Tv, le notizie sportive di Mediaset. “L’accordo potrà essere attivo a partire dal 2018 sui canali lineari e on-demand e arricchirà la piattaforma Timvision (ma anche Tim Show, l’offerta multimediale gratuita per il mobile lanciata da poco ndr) – si legge – i clienti Tim potranno accedere ai contenuti da decoder, smart tv, web e app mobile. La società sta negoziando accordi analoghi con altri player di mercato”. Secondo il Sole 24 Ore, si tratterebbe di 400 milioni di euro di contenuti che Tim acquisterebbe da Mediaset, a parziale ristoro della mancata acquisizione da parte di Vivendi di Mediaset Premium a luglio 2016, per cui c’è un contenzioso aperto fra Cologno Monzese e i francesi di Vincent Bollorè che si incroceranno in Tribunale a Milano il 19 dicembre. Mediaset e Fininvest hanno chiesto un risarcimento complessivo intorno ai 3 miliardi per la mancata chiusura del deal e per la successiva “scalata ostile” di Vivendi a Mediaset. Entro il 19 dicembre si potrebbe arrivare ad un accordo fra le parti per l’ingresso di Mediaset nella joint venture fra Tim e Canal+. Vedremo.

A margine di questo accordo sui contenuti con Mediaset, il Cda di Tim ha dato inoltre disco verde “a negoziare con Mediaset per l’acquisto di diritti Premium relativi alle partite del girone di ritorno del campionato di Serie A Tim 2017/2018, le partite di Champions Leauge 2018 e altri eventi calcistici internazionali (la Coppa del Mondo in Russia? Mediaset potrebbe acquisirli anche in Italia, come ha già fatto in Spagna) offerti da Premium. Questo accordo sostituirà quello attualmente in essere tra Tim e Mediaset”. Nessuna menzione, invece, per quanto riguarda la possibile sinergia fra Tim e Mediaset Premium per quanto riguarda la partecipazione congiunta alla prossima asta per i diritti di Serie A per il triennio 2018-2021.

Infine, il Consiglio di Amministrazione è tornato ad affrontare il tema della Joint Venture con Canal+, “approvandolo a maggioranza sulla scorta di una modifica agli accordi raggiunti (joint venture al 60% in capo a Tim al 40% in capo alla pay tv di Vivendi ndr)  volta ad accertare la durata degli impegni, dunque a confermare la qualificazione dell’iniziativa come operazione con parte correlata di minore rilevanza alla stregua dei parametri stabiliti da Consob (vedi comunicato stampa del 20 ottobre 2017), circostanza che il Collegio Sindacale ha contestato. Il Consiglio ha così avuto l’occasione di ribadire, con delibera assunta a maggioranza, interesse, convenienza e congruità delle condizioni dell’iniziativa, riepilogandone la motivazione nel contesto della pianificazione strategica in corso di definizione”, chiude la nota.

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