Tim, Elliott ‘Non vogliamo smantellare l’azienda’

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Il fondo Elliott replica alle accuse arrivate da Vivendi di voler smantellare Tim e di muoversi in una logica di breve termine. Il fondo attivista americano sottolinea che soltanto per realizzare lo scorporo, la definizione del quadro regolamentare e l’Ipo della rete serviranno un paio d’anni e quindi l’impegno di Elliott è strategico e non può essere definito come attivismo di breve termine.

 

In questo modo il fondo Usa vuole accreditarsi in vista dell’assemblea annuale di Tim, fissata il 24 aprile dove il confronto con Vivendi sarà acceso, vista la proposta di sei nuovi membri del cda da parte di Elliott (che punta sulla carta dell’italianità) per sostituire altrettanti membri del board in quota Vivendi, compreso il Ceo Arnaud De Puyfontaine che è anche presidente di Tim. De Puyfontaine nei giorni scorsi si è detto peraltro pronto a discutere ed eventualmente rimettere le deleghe in presenza di un piano alternativo che crei valore, pur confermando il pieno sostegno al piano industriale del Ceo Amos Genish.

Secondo il fondo Usa, nemmeno lo spin-off della rete può essere definito uno smantellamento di Tim, che nelle intenzioni di Elliott conserverà una quota di minoranza della rete. L’operazione servirà anzi a far emergere il vero valore dell’infrastruttura e quindi di Tim, che verrà dunque valorizzata dall’operazione e potrà accelerare la riduzione del debito.

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Per quanto riguarda il Brasile, inoltre, Elliott ha già smentito ufficialmente l’intenzione di voler fondere Tim Brasil con Oi. Al momento l’unico asset messo in vendita da Tim è Persidera. Una dismissione -viene fatto notare – voluta da Vivendi, a cui è stata imposta dall’Antitrust Ue.
Uno dei tanti esempi, secondo il fondo Usa, dei conflitti di interesse generati dalla gestione francese.

 

A rendere più complessa la battaglia per la governance di Tim si è riaccesa in un momento di parziale vacatio politica, in attesa della formazione di un nuovo governo e nelle more del golden power esercitato sugli asset strategici di Tim.

 

Quel che è certo è che Vivendi non ha alcuna intenzione di uscire da Tim.

 

Secondo Le Echos, se il finanziere Paul Singer, che guida l’hedge fund americano (nella foto), avesse fatto la sua proposta alternativa un anno fa (e non all’indomani della presentazione del piano industriale di Amos Gensih) le cose sarebbero state più facili per lui. Avrebbe potuto conquistare almeno un posto in Cda. Questa volta sarà più complicato.

 

Per quanto riguarda lo scorporo e la quotazione della società della rete, il quotidiano francese mette in guardia il fondo americano: è una strada “rischiosa” soprattutto in vista dello sbarco in Italia di Iliad.

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