Trump minaccia nuove sanzioni alla Corea del Nord, Turismo Catalogna in calo, Crollo nascite in Italia, Brexit

Corea del Nord, Trump minaccia nuove sanzioni, chiede alla Cina di “tagliare” le forniture di petrolio a Pyongyang

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – Gli Stati Uniti sono determinati a mantenere e rafforzare la pressione sulla Corea del Nord per spingerla a rinunciare alla proprie ambizioni nucleari, ma ribadiscono che il successo di questi sforzi dipende dall’appoggio della Cina. Il presidente Usa, Donald Trump, ha minacciato di imporre “nuove e pesanti sanzioni” a Pyongyang. il presidente Usa ha discusso il test balistico nordcoreano di ieri con l’omologo cinese Xi Jinping, esortando Pechino a “ricorrere a tutte le leve a sua disposizione per convincere la Corea del Nord a porre fine alle sue provocazione e tornare ad un percorso di denuclearizzazione”, recita un comunicato diffuso dalla Casa Bianca a margine della conversazione telefonica. Stando all’ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley,Trump ha chiesto al presidente cinese di “tagliare le forniture di petrolio alla Corea del Nord”: tale misura, ha detto Haley, “costituirebbe un passo cruciale nel contesto degli sforzi tesi a fermare questo paria della comunita’ internazionale”. Geng Shuan, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato ieri che “la Cina esprime grave preoccupazione e opposizione” alla decisione di Pyongyang di testare un missile balistico intercontinentale”. Il portavoce ha fatto ricorso a toni piu’ duri rispetto a quelli sinora utilizzati da Pechino; la Cina, pero’, non si e’ ancora espressa in merito a un eventuale embargo petrolifero alla Corea del Nord, che spingerebbe il regime, gia’ sottoposto a un duro regime sanzionatorio internazionale, in una posizione ancor piu’ difficile. A questo proposito, il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ha dichiarato che “la comunita’ internazionale deve adottare misure aggiuntive per rafforzare la sicurezza marittima, incluso il diritto di interdire il traffico marittimo per il trasporto di merci da e per” la Corea del Nord.

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Usa, la riforma fiscale passa alla discussione dell’Aula del Senato con sei repubblicani ancora in bilico

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – La decisione di sottoporre la discussione della riforma fiscale all’Aula del Senato e’ stata presa con un voto che apre la strada al possibile definitivo varo del procedimento alla Camera Alta. I repubblicani hanno votato tutti per il passaggio all’Aula (52 voti), i democratici si sono unanimamente opposti (48 voti). La discussione potrebbe durare fino a 20 ore, riferisce il quotidiano “New York Times”, seguiranno poi i voti sui diversi emendamenti. Infine, si procedera’ con il voto finale. Se il provvedimento dovesse essere approvato, dovra’ poi essere armonizzato con quello licenziato dalla Camera dei rappresentanti. Tra i repubblicani, sei, pur votando per il passaggio all’Aula, hanno mostrato perplessita’. Si tratta di Susan Collins, Bob Corker, Steve Daines, Jeff Flake, Ron Johnson e James Lankford. I dubbi di Corker, Flake e Lankford riguardano il grande incremento del debito nazionale che arriverebbe a 1,4 trilioni di dollari in dieci anni. La senatrice Susan Collins non apprezza, invece, l’annullamento dell’obbligo di stipulare una polizza sanitaria, che introduce a sproposito le difficolta’ delle politiche sanitarie nel dibattuto sul fisco. Contro le misure che stabiliscono una disparita’ di trattamento tra le piccole e medie imprese e le grandi aziende si sono schierati Ron Johnson e Steve Daines. John McCain, che sembrava dover essere la spina nel fianco del presidente Donald Trump, al momento ha votato attenendosi alla disciplina di partito.

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Usa, il presidente Trump ha ritwittato video anti-Islam dell’estrema destra britannica

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – L’account Twitter del presidente statunitense Donald Trump ha ritwittato oggi tre video anti-islam pubblicati da un gruppo di estrema destra britannico, senza aggiungere alcun commento. Si tratta di video pubblicati da Jayda Fransen, numero due di Britain First, gruppo fondato nel 2011 da membri del Partito nazionale britannico. Ne riferisce il quotidiano “Wall Street Journal”. I video ritraggono atti violenti commessi da musulmani. L’iniziativa di Trump e’ stata criticata dal portavoce del premier britannico Theresa May che ha definito la condivisione dei video “un errore”. “E’ sbagliato che il presidente abbia fatto questo”, ha dichiarato il portavoce, aggiungendo che “Britain First cerca di dividere le comunita’ con l’uso di una narrativa d’odio che fa circolare bugie e alimenta tensioni. I britannici a grande maggioranza respingono la retorica frutto di pregiudizi dell’estrema destra, che e’ l’antitesi dei valori che questo Paese rappresenta: decoro, tolleranza e rispetto”, precisa la nota diffusa. Gli fa eco Ibrahim Hooper, portavoce del Consiglio per le relazioni tra Stati Uniti e Islam che si e’ detto “incredulo” che il presidente degli Stati Uniti pubblichi materiali che incitano all’odio contro i musulmani, e’ qualcosa che “ci si attende dai peggiori tra i siti internet anti-musulmani”. Dall’ufficio stampa del presidente alla Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders ha giustificato il gesto sostenendo che ci si sta concentrando sulla “cosa sbagliata, la minaccia e’ reale ed e’ di questo che sta parlando il presidente”. Secondo Sanders i video sottolineano la necessita’ di rafforzare la sicurezza ed i confini nazionali. Appena insediatosi Trump ha emesso un ordine esecutivo per vietare l’ingresso negli Stati Uniti a cittadini di sette principali Stati a maggioranza musulmana. Alcune Corti hanno bloccato quell’ordine che e’ stato allora modificato riducendo il numero di paesi interessati dal provvedimento. Anche questo secondo ordine e’ stato impugnato, prima di un intervento favorevole alla Casa Bianca da parte della Corte Suprema. Jayda Fransen, l’autrice dei post ritwittati da Trump, e’ stata accusata in questo mese del reato di incitazione all’odio in seguito ad un suo comizio a Belfast ad agosto.

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Catalogna, l’arrivo di turisti stranieri e’ crollato del 5 per cento

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – La Catalogna ha ricevuto 1,489 milioni di turisti nel mese di ottobre, il 4,7 per cento in meno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Lo riferisce il quotidiano spagnolo “La Vanguardia”, che aggiunge come il dato catalano pesi sul bilancio di tutta la Spagna che e’ passata dall’11,4 per cento di crescita nel mese di settembre all’1,8 per cento nel mese di ottobre del 2017. Nonostante questo calo, la Catalogna rimane la principale destinazione del turismo estero, con il 20,5 per cento degli arrivi, davanti alle Canarie con il 18 per cento, alle Baleari con il 17,3 per cento e all’Andalusia con il 2,6 per cento. Il crollo degli ultimi mesi trova la sua motivazione, oltre alla situazione di instabilita’ politica, nella diminuzione dei turisti britannici, il secondo gruppo piu’ numeroso a visitare la regione spagnola dopo i francesi.

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Brexit, la May a sopresa mette tutti d’accordo e anche gli euroscettici si accodano

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – Dopo mesi di feroci polemiche interne al suo gabinetto, Theresa May e’ riuscita a forgiare sulla Brexit un raro consenso nel suo spesso diviso Partito conservatore: lo scrive il quotidiano “The Financial Times”, all’indomani dell’accordo sul costo del divorzio, raggiunto in vista del cruciale vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea del 15-16 dicembre prossimo a Bruxelles; e come se non bastasse, nota il quotidiano finanziario, la premier britannica ha ridotto al silenzio i piu’ vociferanti euroscettici. ridotti al silenzio. Persino quegli esponenti Tory che rifiutavano finanche l’idea di dover versare alcunche’ per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, ora sembrano convinti che un conto da pagare di 40-50 miliardi di sterline sia un’ottimo affare per ottenere in cambio un vantaggioso trattato commerciale. La May si prepara anche a fare all’Ue concessioni sugli altri due nodi che finora hanno impedito un sostanziale progresso nelle trattative sui futuri rapporti post-Brexit: il problematico status della frontiera tra la Repubblica d’Irlanda (paese membro Ue, ndr) e l’Ulster (l’Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito; ndr) e la competenza della Corte europea di giustizia a difesa dei diritti dei cittadini Ue che vivono e lavorano in Gran Bretagna, un punto quest’ultimo che il “Financial Times” definisce come “la bestia nera degli euroscettici”. Ebbene anche su questi temi gli oppositori interni della premier sono rimasti silenziosi: un fatto che ha sorpreso la diplomazia di Bruxelles, dove era diffusa la convinzione che la fragile maggioranza di governo britannica avrebbe invece impedito alla May di fare i necessari compromessi per ottenere un accordo con l’Unione europea. A tacitare gli oppositori, secondo il giornale della City di Londra, sono state due importanti considerazioni: innanzitutto il fatto che l’economia della Gran Bretagna sarebbe gravemente danneggiata da quella che era stata definita “Brexit dura”, un divorzio disordinato e privo di accordi commerciali; e di conseguenza il timore che ad avvantaggiarsene sarebbe stato solo il Partito laburista di Jeremy Corbyn, una cui eventuale vittoria alle prossime elezioni e’ vista dal mondo degli affari come la peggior prospettiva possibile.

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L’Italia, il paese dell’amore combatte contro la bassa natalita’

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – L’Italia ha la reputazione di essere “il paese dell’amore”, ma il suo tasso di natalita’ e’ crollato ai livelli piu’ bassi in Europa perche’ gli italiani mettono la sopravvivenza economica al di sopra di tutto: lo scrive il quotidiano inglese “The Times” commentando i dati diffusi ieri mercoledi’ 29 novembre dall’Istituto nazionale di statistica (Istat). L’anno scorso in Italia si sono registrate circa 474 mila nascite: 12 mila meno che nel 2017 ed un vero e proprio crollo rispetto alle 577 mila nascite del 2008. L’attuale tasso di fertilita’ pone l’Italia appena davanti a Grecia, Spagna e Portogallo: ma in quesi paesi la curva si e’ invertita mentre la tendenza italiana continua a scendere. Il crollo delle nascite viene attribuito alla mancanza di aiuti statali alla natalita’, alle scarse opportunita’ per le madri nel mondo del lavoro ed alla prolungata recessione che ha costretto milioni di giovani italiani a continuare a vivere a casa dei genitori fin oltre i trent’anni e quindi a scartare l’opzione di avere figli. A cio’ si aggiunge la tendenza dei giovani italiani a cercare fortuna all’estero: solo l’anno scorso sono stati 115 mila a lasciare il paese, tre volte il numero di emigrati registrato nel 2007. Molti di loro scelgono di trasferirsi nel Regno Unito, nonostante la prospettiva della Brexit: anzi, scrive il “Times” riportando l’opinione espressa da un portavoce dell’Istat, “il boom degli italiani che se ne vanno a Londra e’ proprio provocato dalla loro intenzione di stabilirsi in Gran Bretagna prima che le porte di quel paese si chiudano” dopo il divorzio dall’Unione europea.

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Francia, le prossime elezioni europee avverranno con una lista unica

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – Il premier francese Edouard Philippe ha annunciato ai responsabili dei partiti francesi che le prossime elezioni europee avverranno con uno scrutinio nazionale a lista unica. E’ quanto afferma “Le Figaro”, sottolineando che solamente i Re’publicains hanno manifestato contro questa decisione. La modalita’ “conviene perfettamente alla Re’publique en marche (…), unico movimento politico che crede nell’Europa” ha affermato Christophe Castaner, leader del partito di Emmanuel Macron. Il progetto di legge e’ attualmente in fase di preparazione per essere esaminato da parlamento nel 2018. Il quotidiano afferma che il testo prevede il modo proporzionale e la soglia del 5 per cento per ottenere almeno un eletto. La circoscrizione nazionale unica per le europee e’ stata creata nel 1979 e abbandonata nel 2004. La campagna sembra essere gia’ cominciata. Pochi giorni fa il repubblicano Alain Juppe’ ha lanciato l’idea di un grande movimento di centro pro-europeo alleato con il partito di Macron. Per il presidente queste elezioni saranno un appuntamento cruciale per testare la solidita’ del suo elettorato e per cercare una conferma in termini di consenso.

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Ue-Africa, presidente Macron propone iniziativa per combattere contro trafficanti di esseri umani

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – Nel corso del vertice Ue-Unione africana (Ua) di ieri, il presidente Macron ha proposto “un’iniziativa per combattere contro i trafficanti di migranti come schiavi in Libia”. Lo riporta “Le Figaro”, sottolineando che molti stati africani “considerano che la crisi attuale sia ampiamente dovuta all’Occidente, in particolare alla Francia”, che ha cacciato Gheddafi dal potere. Dal canto suo, L’Europa punta il dito contro i paesi africani che non hanno fatto abbastanza per bloccare il traffico di esseri umani. “Les Echos” ricorda che il tema di questo summit riguarda le nuove generazioni, visto che la popolazione dell’Africa e’ raddoppiata negli ultimi 25 anni. Il quotidiano economico parla anche del tema delle emigrazioni. A tal proposito, Macron ha affermato che l’Europa e’ incastrata tra la paura di essere “sommersa” da migranti e il “rischio di xenofobia”. Parigi ha chiesto una riunione di urgenza a margine del summit in merito all’emergenza schiavi in Libia. All’appuntamento hanno partecipato alcuni stati africani come Niger, Ciad e Marocco, insieme a rappresentanti dell’Ue, dell’Ua, delle Nazioni Unite e di alcuni paesi europei. La Libia ha accettato l’adozione di misure necessarie a evacuare i campi identificati.

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Vertice Ue-Africa, i fondi per le migrazioni sono perennemente insufficienti

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – L’agenda del vertice Unione Africana-Ue in Costa d’Avorio prevede investimenti per i giovani, la cooperazione economica e l’occupazione, pace e sicurezza, tutti i fattori chiave per contrastare il fenomeno delle migrazioni economiche. Ufficialmente, l’Unione Europea vuole assistere l’Africa a imboccare con decisione la via dello sviluppo socioeconomico, ma un documento interno di recente pubblicazione della Commissione europea fornisce un quadro differente. Nelle 14 pagine del documento si fa il punto del cosiddetto Fondo fiduciario europeo per l’Africa (Eutf), che e’ stato concordato nel mese di novembre 2015 durante il vertice per la migrazione a Valletta, e che ha una disponibilita’ di 3,6 miliardi di euro. Da allora, nelle tre regioni obiettivo, la regione del Sahel, del Corno d’Africa e Nord Africa, sono stati approvati 117 programmi e conclusi 190 contratti con un volume totale di circa 1,3 miliardi di euro, di cui 488 milioni sono gia’ stati erogati. La Libia e’ un nodo cruciale delle rotte migratorie, attraverso cui transita il 90 per cento di quanti attraverso il Mediterraneo si dirigono in Italia. Secondo stime dell’Onu sono tra 700 mila e 1 milione le persone bloccate nei campi libici, spesso soggette a violenze e abusi. L’attuale bilancio di 265 milioni di euro per il Nord Africa previsto nell’Eutf e’ insufficiente. Per il rimpatrio dei migranti, migliorare la situazione nei centri di detenzione e di assistenza alle comunita’ libiche lungo le principali rotte di migrazione sono necessari ulteriori 110 milioni di euro. Inoltre sarebbero necessari altri 427 milioni entro la fine del 2018, di cui 90 potrebbero provenire dal bilancio della Ue, per progetti e iniziative regionali per combattere la tratta degli esseri umani, per i rimpatri, la reintegrazione e la stabilizzazione delle comunita’. Altri 35 milioni di euro sono previsti per il rafforzamento delle frontiere libiche e della Guardia costiera del Paese nordafricano. “Le autorita’ di frontiera libiche non sono benefattori, ma milizie brutali che sono a loro volta implicate nel traffico” di esseri umani, ha detto Andrej Hunko, portavoce per la politica europea della Linke al Bundestag. “Il contrasto alle migrazioni non dovrebbe essere considerata una partnership o un aiuto allo sviluppo”, ha affermato Hunko. Il governo tedesco, tuttavia, non vuole sapere nulla dei problemi con la Guardia costiera libica. L’Egitto, secondo l’eurocommissario Johannes Hahn, ha ricevuto in totale 11 miliardi di euro di aiuti, ma ciononostante il quadro dei diritti umani e’ “desolante”. Indipendentemente da cio’, Hahn ha firmato un accordo concernente un aiuto finanziario supplementare fino a 528 milioni di euro per il periodo dal 2017 al 2020.

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Germania, Merkel vuole limitare i costi del lavoro e Schulz prende tempo

30 nov 11:07 – (Agenzia Nova) – Durante la riunione dei datori di lavoro della Germania, il cancelliere tedesco, Angela Merkel (Cdu) ha dichiarato che vuole discutere, nei prossimi colloqui sulla formazione di un governo con i Socialdemocratici (Spd), un percorso favorevole alla crescita economica. “Questo mi guidera’ nei prossimi colloqui con l’Spd” ha dichiarato, sottolineando che “La Germania e l’Europa hanno bisogno di stabilita’”. Per ottenerla e’ importante “mantenere i costi salariali aggiuntivi al di sotto del 40 per cento”. Questo giovedi’ e’ previsto un incontro tra Merkel, il leader della Csu (cristiano sociali) Horst Seehofer e il leader dell’Spd Martin Schulz, assieme al presidente federale Frank-Walter Steinmeier. Il presidente dei datori di lavoro tedeschi, Ingo Kramer, ha rivolto un’esortazione al prossimo governo: “State alla larga da nuove leggi e regolamenti dannosi per l’occupazione”. Oltre ai contributi sociali limitati si richiede l’abolizione del divieto di cooperazione tra gli Stati federali e i comuni per la formazione della forza lavoro. Kramer richiede inoltre un allungamento dell’eta’ pensionabile ed un abbassamento del sussidio di disoccupazione, oltre all’allineamento della Germania alle riforme proposte dal presidente francese Macron. Il leader dell’Spd Martin Schulz ha dichiarato che occorre conciliare famiglia e lavoro perche’ in tal senso la Germania “non e’ un Paese moderno”, oltre alla necessita’ di colmare la disparita’ di retribuzione tra uomini e donne. “Il grande progetto del futuro deve essere una modernizzazione completa del nostro sistema educativo dalla scuola materna all’universita’”. L’Spd e’ pronta a sviluppare soluzioni per le posizioni lavorative a rischio, ha dichiarato il capo del partito. Non ha ancora annunciato se i socialdemocratici si vorranno assumere responsabilita’ di governo, ma ai rappresentanti dei datori di lavoro ha dichiarato: “Posso solo assicurarvi una cosa. Che cerchero’ la soluzione migliore per il nostro paese”.

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