Trump rimpiazza il consigliere per la sicurezza nazionale McMaster, La Merkel incontra Macron a Parigi, Rajoy e la questione Kosovo al summit Ue

Usa, Trump ha deciso di rimpiazzare il consigliere per la sicurezza nazionale McMaster

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di rimpiazzare il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Herbert Raymond McMaster, ma intende aspettare che la Casa Bianca superi almeno in parte le turbolenze innescate dai piu’ recenti allontanamenti decretati dal presidente, a partire da quello dell’ex segretario di Stato Rex Tillerson. Lo hanno dichiarato alla “Washington Post” cinque fonti dell’amministrazione “a conoscenza dei piani”, secondo cui Trump starebbe gia’ valutando diversi sostituti per la carica di consigliere per la sicurezza nazionale: tra questi, l’ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite John Bolton e Keith Kellog, capo del personale del Consiglio di sicurezza nazionale. Per il momento, la Casa Bianca ha rifiutato di commentare le indiscrezioni. Martedi’ scorso Trump ha licenziato il segretario di Stato Rex Tillerson, e negli ultimi giorni ha segnalato che il rimpasto all’interno della sua amministrazione non e’ concluso. “Sono davvero molto vicino a disporre del Gabinetto e delle risorse che voglio”, ha dichiarato il presidente dopo l’allontanamento di Tillerson, che e’ stato sostituito dall’ex direttore della Cia Mike Pompeo. Stando alle fonti citate dalla “Washington Post”, Trump intende procedere con cautela prima di sostituire McMaster, assegnandogli un altro incarico di peso per non umiliarlo e soppesando candidature autorevoli per la sua successione. Stando al quotidiano Usa, il presidente avrebbe recentemente espresso al capo del personale della Casa Bianca, John Kelly, l’intenzione di nominare un nuovo consigliere per la sicurezza nazionale.

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Canada, “Toronto Star”: Trump ha fatto almeno 85 false affermazioni sui deficit commerciali

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – Quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si e’ “vantato di aver mentito al primo ministro canadese, Justin Trudeau, sui rapporti commerciali tra i due stati, non stava dicendo nulla a Trudeau che il primo ministro non sapesse gia’”. Anche prima che il “Washington Post” ottenesse il nastro del discorso di raccolta fondi a porte chiuse in Missouri, il team di Trudeau era ben consapevole che Trump “inventa cifre sui disavanzi commerciali. Cosi’ come tutti gli altri che seguono da vicino le parole di Trump sul commercio”. Questo la dura analisi che arriva dal quotidiano canadese “Toronto Star” che commenta cosi’ l’indiscrezione pubblicata dal “Washington Post”.” In realta’ Trump – si legge – lo ha fatto di nuovo, cinque volte, nello stesso discorso di raccolta fondi in cui ha raccontato la storia del suo tentativo di ingannare Trudeau. In rapida successione, ha dato cifre inesatte per il deficit con il Giappone (‘100 miliardi dollari’, anche se era di 56 miliardi dollari l’anno scorso secondo il dipartimento del Commercio Usa), con il Messico (‘100 miliardi’, anche se era di 69 miliardi l’anno scorso), con la Cina (‘500 miliardi’, anche se era di 337 miliardi l’anno scorso), con il mondo (‘800 miliardi’, anche se era di 568 miliardi l’anno scorso) e con il Canada, anche se il dipartimento del Commercio statunitense ha reso noto che gli Stati Uniti hanno avuto un surplus con il Canada di 2,8 miliardi dollari l’anno scorso”.

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Usa, “Wsj”: Trump studia nuove misure contro la Cina per 30 miliardi di dollari

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – L’amministrazione di Donald Trump sta mettendo insieme un pacchetto di misure economiche contro la Cina, compresi dazi su 30 miliardi di dollari di prodotti cinesi importati. L’obiettivo – riporta il “Wall Street Journal” – e’ esercitare pressioni su Pechino affinche’ metta fine alla pratica di chiedere alle aziende americane di trasferire tecnologia alle imprese cinesi. Secondo un funzionario della Casa Bianca, le misure sono la prossima parte di una politica commerciale volta a ridurre l’enorme deficit commerciale degli Stati Uniti. Le misure, che dovrebbero essere annunciate nella prossime due settimane, prenderebbero le mosse dai risultati dell’indagine americana sulla violazione da parte della Cina delle norme sulla proprieta’ intellettuale, spingendo ingiustamente le aziende statunitensi a trasferire tecnologia. Le misure in esame comprendono inoltre ulteriori restrizioni sugli investimenti cinesi negli Stati Uniti, e limitazioni ai visti per studenti cinesi, accademici e dirigenti.

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Rajoy potrebbe non partecipare al summit Ue per evitare incontro con leader Kosovo

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – La politica interna del governo spagnolo si sovrappone all’agenda europea del primo ministro Mariano Rajoy. Il presidente del governo starebbe infatti valutando se partecipare o meno al summit tra l’Unione europea con i Paesi balcanici, previsto per il prossimo 17 maggio, per evitare di incontrare il presidente del Kosovo che la Spagna ancora non riconosce come nazione. Lo riferisce il quotidiano spagnolo “El Pais” che aggiunge come il leader del Consiglio europeo, Donald Tusk, abbia insistito sull’importanza della partecipazione di Rajoy per mantenere il legame con i paesi balcanici. Le tensioni tra il governo spagnolo e il movimento indipendentista catalano, che in piu’ di un’occasione e’ stato strategicamente usato del Kosovo per giustificare la propria rottura con la legalita’ spagnola, scoraggiano la partecipazione di Rajoy a quell’incontro. Anche Grecia, Cipro, Romania e Slovacchia negano al Kosovo lo status di Paese. Questo piccolo territorio balcanico si e’ proclamato indipendente dalla Serbia nel 2008, 10 anni dopo l’assedio lanciato dalle forze serbe, con il conseguente intervento della Nato per fermare il massacro. Molto probabilmente l’esecutivo spagnolo teme che questa foto con il leader kosovaro, Hashim Thaçi, possa essere usata contro il governo dai sostenitori dell’indipendenza catalana.

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Ue, la cancelliera Merkel a Parigi dal presidente Macron per discutere del futuro della zona euro

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angea Merkel, vogliono far ripartire l’Europa. Lo scrive la stampa transalpina, ricordando che stasera i due leader si incontreranno all’Eliseo. Una visita che, secondo “Les Echos”, suona come “l’ora della verita’” per “rilanciare il progetto europeo”. Il quotidiano economico scrive che Angela Merkel dovra’ presentare la sua risposta al presidente francese, che “non nasconde piu’ la sua impazienza”. Il principale disaccordo tra Parigi e Berlino riguarda il futuro della zona euro. In particolare, e’ l’Unione bancaria ad allontanare Germania e Francia. “Le Figaro” sottolinea che nel corso della riunione dei ministri delle Finanze della zona euro, tenutasi lunedi’ a Bruxelles, la differenza di vedute “si e’ fatta sentire”. Macron “trova nelle elezioni italiane un argomento ulteriore per convincere la sua partner” visto il buon risultato ottenuto dai movimenti populisti. Piena intesa, invece, sui temi riguardanti la difesa e la politica migratoria. Nella giornata di oggi e’ previsto anche un colloquio tra il ministro dell’Economia francese, Bruno le Maire, e il suo omologo tedesco, Olaf Scholz. Il loro incontro e’ previsto prima della cena di Stato programmata all’Eliseo.

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Guerra di spie Gb-Russia, il leader del Partito laborista Jeremy Corbyn sfida le critiche e predica la calma

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – Nel Regno Unito desta sensazione la posizione dissonante presa dal leader del Partito laborista, Jeremy Corbyn, proprio nel momento in cui il governo britannico raccoglie la solidarieta’ degli alleati occidentali ed il sostegno dell’Alleanza atlantica nello scontro con la Russia per il tentativo di assassinio avvenuto una decina di giorni fa dell’ex spia sovietica Sergei Skripal, avvelenato con un agente nervino assieme a sua figlia Yulia nella citta’ di Salisbury dove risiede dagli inizi degli anni ’90. Corbyn con un articolo pubblicato dal quotidiano progressista “The Guardian” ha invitato il primo ministro Theresa May alla calma sulla Russia ed a “non saltare a conclusioni affrettate”, definendo “frenetica” l’atmosfera anti-russa che da alcuni giorni domina gli ambienti politici a Westminster e aprendo cosi’ uno scontro al’interno del suo stesso Partito laborista. Allo stato delle indagini, nota il leader laborista, “non puo’ essere escluso” un coinvolgimento di “gruppi mafiosi russi” a cui e’ stato permesso di installarsi in Gran Bretagna. Rispondendo alle accuse provenienti anche dai ranghi laboristi, di non aver offerto appoggio al governo sull’affare-Skripal, Corbyn nel suo articolo ha rincarato la dose: “Questo orrendo episodio chiede innanzitutto che sia fatta piena luce dalle indagini della polizia e dei servizi di controspionaggio, ma saltare a conclusioni affrettate in un’atmosfera parlamentare resa febbrile non e’ utile ne’ alla giustizia ne’ alla sicurezza nazionale” della Gran Bretagna. “Troppe vote nella mia esperienza parlamentare ho visto le emozioni e la rabbia prendere il sopravvento nelle crisi internazionali sulla capacita’ di esprimere un giudizio ponderato”: nel suo intervento sul “Guardian” il leader laborista elenca “le errate informazioni ed i dossier sospetti che ci hanno condotto alla calamita’ dell’invasione dell’Iraq; la ripugnanza universale per gli attentati dell’11 Settembre che spinse alla guerra in Afghanistan ancora in corso; persino il largo consenso bipartisan ad un attacco contro la Libia” di Gheddafi, argomento il leader laborista, alla fine “si e’ rivelato una scelta sbagliata”. Corbyn ha poi messo in guardia contro “l’intolleranza maccartista del dissenso” sulla politica verso la Russia: “Il Partito laborista”, ha scritto, “naturalmente non sostiene il regime di Putin, ne’ il suo autoritarismo conservatore, il suo abuso dei diritti umani e la corruzione economica” che esso facilita in Russia; “e tuttavia cio’ non significa che bisogna rassegnarsi ad una ‘nuova Guerra fredda’ che provocherebbe una rinnovata corsa agli armamenti, conflitti per procura dappertutto nel mondo ed una intolleranza nei confronti del dissenso in stile McCartista”.

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Francia, i sindacati indicono uno sciopero per protestare contro la riforma del sistema ferroviario

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – I quattro principali sindacati francesi hanno indetto per il 3 aprile uno sciopero che potrebbe essere prolungato. Ne parla la stampa francese, spiegando che il movimento di protesta e’ causato dal progetto di riforma de sistema ferroviario preparato da governo. Il metodo scelto dai sindacati prevede due primi giorni di sciopero per i ferrovieri, ai quali seguiranno tre giorni di lavoro e altri due giorni di sciopero. In questo modo sara’ possibile lasciare la porta aperta alle negoziazioni e, al tempo stesso, creare forti disagi nell’organizzazione delle partenze. Secondo “Le Figaro”, la soppressione dello statuto di ferroviere prevista dalla riforma ha il valore di una “rivoluzione”. Prima del presidente Macron in molti avevano provato a toglierla ma nessuno ci era riuscito. “Il mondo cambia, anche la Sncf (azienda nazionale ferroviaria, ndr) deve cambiare” ha detto il primo ministro, Edouard Philippe. Riuscendo a modificare questo “totem”, l’esecutivo porterebbe a casa un nuovo successo contro i sindacati. Per guadagnare tempo, il governo potrebbe avanzare la proposta di conservare lo statuto per i nuovi assunti nel periodo in cui si studia un nuovo accordo di settore. Un’operazione che dovrebbe prendere circa un anno.

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Germania, Maas: “I nostri successi sono fragili”

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – Nella sua prima apparizione nel Bundestag il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Heiko Maas (Spd) ha condotto una campagna per la prosecuzione delle operazioni delle Forze armate tedesche in Iraq e Afghanistan. Insieme al ministro della Difesa, la cristiano democratica Ursula von der Leyen (Cde), Maas ha chiarito al nuovo governo tedesco nero-rosso che i soldati tedeschi continuerebbero ad essere necessari per stabilizzare i Paesi. Il Bundestag ha discusso giovedi’ sull’estensione delle due missioni. Sebbene siano stati compiuti progressi nella lotta contro la milizia jihadista dello Stato islamico (Isis) in Iraq, Maas ha sostenuto che “i nostri successi sono fragili.” Una prematura fine dell’impegno tedesco “sarebbe il segnale sbagliato in questo momento”. Dello stesso parere la von der Leyen. La Missione di addestramento delle Forze armate, che in precedenza era limitata ai combattenti curdi nel Nord dell’Iraq, sara’ estesa alle regolari forze irachene. Il mandato, che prevede un limite di 800 soldati e sara’ inizialmente operativo fino alla fine di ottobre, prevede anche la partecipazione di aerei da ricognizione e tank tedeschi all’operazione anti-Isis internazionale in Siria e Iraq. Il politico della Linke Sevim Dagdelen ha contestato la costituzionalita’ del nuovo mandato perche’ non ci sarebbe un mandato delle Nazioni Unite. Questa e’ una “massiccia violazione della nostra costituzione”, ha dichiarato. Il nuovo mandato in Afghanistan prevede un ampliamento della partecipazione tedesca alla missione di formazione della Nato “Resolute Support” per la fine di marzo 2019 e un aumento del contingente fino ad un massimo di 1.300 soldati. Con un ulteriore sostegno per lo sviluppo delle forze armate afghane, il governo federale vuole “portare avanti il progetto di stabilizzazione della nazione”, ha detto Maas. Von der Leyen ha sottolineato che l’Afghanistan deve essere in grado di “prendere il suo destino nelle proprie mani”. Nel suo discorso, il ministro della Difesa ha fatto riferimento ai successi nel coinvolgimento internazionale in corso nell’Hindu Kush dal 2001. La Verde Agnieszka Brugger ha criticato il previsto aumento del limite del mandato e ha accusato il governo federale di “interruzioni del servizio”. Invece, gli aiuti civili per l’Afghanistan devono essere rafforzati.

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Segretario generale della Nato, “non vogliamo una nuova guerra fredda”

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – Le spese per la difesa dei Paesi europei della Nato sono in aumento, ma non abbastanza per soddisfare le richieste del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Come mostrato nell’ultimo rapporto annuale del Segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg, Paesi come la Germania non sono stati in grado di avvicinarsi al cosiddetto obiettivo del 2 per cento nel 2017. La quota della spesa per la Difesa del prodotto interno lordo (Pil) in Germania lo scorso anno era solo dell’1,24 per cento, ossia lo 0,4 per cento in piu’ del 2016. Al contrario l’obiettivo e’ stato raggiunto da Stati Uniti, Grecia, Estonia e Regno Unito. Stoltenberg si e’ detto comunque soddisfatto dello sviluppo. “Nel 2017 gli alleati europei e il Canada hanno aumentato le loro spese per la Difesa di quasi il 5 per cento”, ha affermato il Segretario generale. Il tema centrale della conferenza stampa questa volta non e’ stata la spesa per la Difesa, ma la relazione tra l’Alleanza e la Russia, soprattutto alla luce dell’attentato con un agente nervino ai danni dell’ex agente russo Sergei Skripal nel Regno Unito, che proprio alla Russia viene attribuito. Stoltenberg ha accusato la Russia di destabilizzare l’Occidente. “L’attacco a Salisbury si inserisce in uno schema che stiamo osservando da molti anni”, ha dichiarato. La Nato ha espresso la propria solidarieta’ al ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, pur sottolineando che continuera’ a cercare il dialogo con la Russia. “Non vogliamo una nuova guerra fredda”, ha affermato il Segretario generale.

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Soluzioni per la Libia

16 mar 10:38 – (Agenzia Nova) – Ci sono due prime linee nella guerra contro i trafficanti che portano immigrati illegali in Europa: una ovviamente e’ sulle coste del Mediterraneo, dove invariabilmente i clandestini approdano dopo la parte piu’ pericolosa del loro viaggio; l’altra corre a sud del deserto del Sahara, nei paesi da cui quei migranti partono. Ed e’ su quest’ultimo fronte che bisogna focalizzare l’attenzione se si vuole fermare, o almeno ridurre, il crudele traffico di esseri umani: lo scrive il quotidiano britannico “The Times” in un editoriale pubblicato oggi venerdi’ 16 marzo in cui analizza le possibili soluzioni alla crisi migratoria. Il giornale inglese porta l’esempio dell’opera svolta dal ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, che per primo ha operato sul terreno in Libia ed e’ riuscito a tagliare del 70 per cento gli arrivi di immigrati via mare nella seconda parte dello scorso anno, attraverso trattative con i sindaci e con i capitribu’ e fornendo assistenza ai guardiacoste libici; nello scorso mese di dicembre poi, ricorda il “Times”, i governi di Roma e di Tripoli hanno creato una unita’ di crisi comune per contrastare i trafficanti di uomini: come conseguenza, la Libia ha arrestato almeno 200 individui coinvolti in questi traffici illegali, tra i quali ci sono persone che lavorano nelle ambasciate libiche all’estero, membri delle forze di sicurezza libiche e responsabili dei centri in cui i migranti vengono detenuti. Lasciare in Libia centinaia di migliaia di migranti disperati ovviamente non e’ una soluzione, anche considerando le drammatiche condizioni di vita nei succitati centri di detenzione: l’Unione europea tuttavia e’ riuscita a rimpatriare con successo gran parte delle persone chiuse nei centri di accoglienza libici; anche se, nota il quotidiano britannico, la crisi e’ tutt’altro che finita perche’ si stima che in Libia ci siano fino a 700 mila migranti in attesa di raggiungere in qualsiasi modo l’Europa. Le organizzazioni umanitarie internazionali hanno espresso ragionevole preoccupazione per il costo umano questi nuovi approcci alla crisi migratoria: ma l’avanzata dell’estrema destra nelle recenti elezioni in Italia, secondo il “Times”, dimostra che la massiccia immigrazione rappresenta un pericoloso costo anche per l’Europa. In realta’, conclude l’editoriale del quotidiano inglese, non ci sono facili soluzioni a questo problema cosi’ intrattabile: ma cio’ non significa che non ci siano affatto delle soluzioni.

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